WAYNE W. DYER.
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IL CAMBIAMENTO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Dall'ambizione alla consapevolezza; dall'ambizione al significato. Perch cercare di muoverci da una dimensione dell'esistenza umana a un'altra? Perch solo cos facendo riusciremo a sopprimere la nostra sensazione di separatezza, a illuminare le nostre connessioni spirituali e a dirigerci dal mattino dominato dall'ego al pomeriggio della vita dove ogni cosa  influenzata in primo luogo dallo scopo.
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E mentre compiamo questo viaggio ineluttabile dal mattino della nostra esistenza al pomeriggio (e alla sera), ci capita di fare delle esperienze inconsuete. Sicuramente incontreremo un ostacolo, proveremo un fallimento, ma nel momento esatto in cui ci succede riusciremo a trovare l'energia che ci serve per allontanarci dall'ego e avvicinarci a una vita piena di significato.
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Il Cambiamento non significa che perdiamo la strada; significa invece che imbocchiamo una strada nuova. Prendiamo l'impegno a vivere una vita ispirata allo scopo, anzich alle pretese infinite e alle false promesse che sono il segno distintivo dell'ego. Come Wayne W. Dyer rivela cos eloquentemente in queste pagine, a tutti  data la possibilit di scegliere e realizzare il cambiamento dall'ambizione al significato... e cos portare a compimento il ritorno alla Sorgente che ci ha creato.
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L'AUTORE.
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Wayne W. Dyer, psicoterapeuta e scrittore,  autore di numerosi libri di enorme successo in tutto il mondo. Tiene affollatissime conferenze negli Stati Uniti e partecipa spesso alle pi seguite trasmissioni televisive e radiofoniche delle reti americane.  stato professore associato alla St. John's University di New York e insegna alla Wayne State University. Vive con la famiglia in Florida. Corbaccio ha pubblicato Il tuo sacro io, Come fare miracoli, Credere per vedere, Inventarsi la vita, Dieci segreti per il successo e l'armonia, La voce dell'ispirazione, (questi anche in edizione TEA), In armonia, La saggezza di ogni giorno, Che cosa volete davvero per i vostri figli?, C' una soluzione spirituale per ogni problema, Il potere dell'intenzione, La saggezza del Tao e Niente scuse!
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C' una terra per i vivi e una terra per i morti il cui ponte , appunto, l'amore, l'unico sopravvissuto, l'unico significato.
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Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey.
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A Reid Tracy, con cui con gratitudine ho condiviso questa visione.
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INTRODUZIONE.
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Ho avuto occasione di vedere recentemente il suggestivo documentario dal titolo Hasten Slowly: The Journey of Sir Laurens van der Post. Sir Laurens ha passato molto tempo con i Boscimani del Kalahari, raccogliendo le loro storie. Secondo me, in poche frasi ha tratteggiato con straordinaria intuizione la saggezza innata, che virtualmente dimora in ogni essere umano:
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Il Boscimane nel deserto del Kalahari parla di due tipi di fame: c' la Grande fame e c' la Piccola fame. La Piccola fame vuole cibo per la pancia; ma la Grande fame, la pi grande di tutte,  la fame di significato. C' una cosa sola che rende gli esseri umani profondamente e intensamente tristi, ed  essere costretti ad accettare una vita senza significato. Non c' niente di male nel cercare la felicit. Ma conforto maggiore per l'anima  qualcosa di pi grande della felicit o della infelicit, ed  il significato. Perch il significato glorifica tutto. Se ci che fai ha per te significato,  irrilevante che tu sia felice o infelice. Sei appagato, non sei solo nella tua anima, tu appartieni.
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(Sir Laurens van der Post, da Hasten Slowly, un film di Mickey Lemle).
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Queste parole lo spiegano molto bene: La grande fame, la pi grande di tutte,  la fame di significato. Il cambiamento  un invito, sia nella forma di libro che in quella di film, a esplorare il processo che porta a lasciare una vita senza finalit, per una ricca di Significato e scopo.
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Da molti anni sono impegnato ad aiutare le persone (e includo me stesso) a ritrovare la loro potenziale spiritualit. Ormai ho settant'anni e ho capito con chiarezza che avere una vita di scopo e significato  desiderio di tutti. Nel libro spiego i passi da compiere per raggiungere quel livello di consapevole e illuminata saggezza in grado di nutrire una vita di scopo e significato.
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Oltre al libro ho anche fatto un video, The Shift, che in origine era intitolato Dall'Ambizione al Significato, parole che per molti non erano sufficientemente chiare per spiegarne il contenuto. Sembrava anzi un titolo ingannevole e limitativo, suggerendo piuttosto che io avessi girato un documentario o trasposto su pellicola una mia conferenza. Nel giro promozionale, durante il quale ho presentato il video a platee selezionate, ho espresso al regista e al produttore i miei dubbi sul titolo. Mi piace il film, ho detto loro, tuttavia se lo facessi ora sceglierei un titolo diverso. Lo chiamerei Il Cambiamento, perch  questo il termine che pi ricorre nel corso del filmato ed  quello che indica ci che una persona deve fare per abbandonare l'Ambizione e orientarsi al Significato.
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Con mia grande soddisfazione - e riconoscimento al regista e al produttore - nel giro di una settimana il video ha avuto il nuovo titolo. Tuttavia, il concetto Dall'Ambizione al Significato non doveva andare perso. Per questo ho deciso di organizzare il libro intorno alle quattro parole. Il risultato  ci che ora avete nelle vostre mani (o sul vostro e-reader).
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Nel corso del nostro impegnativo viaggio verso l'et adulta tutti affrontiamo cambiamenti, passaggi. La speranza  andare oltre i primi due, che sono inevitabili, per incamminarci verso i cambiamenti della consapevolezza, che conduce a una vita piena di scopo. Cosa voglio dire? Il primo cambiamento, che riguarda tutti,  quello che ci porta dal non-essere all'essere; dallo Spirito a una forma; dall'invisibilit al nostro mondo corporeo fatto di cose, di confini, di materia.
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Quindi il primo capitolo di questo libro  intitolato Da dove... Nel mio stile semplice (e, ne sono certo, imperfetto), provo a definire l'indefinibile, facendo ricorso a parole e frasi che sono semplicemente simboli di ci che in realt sfida ogni definizione.  come io immagino l'invisibile mondo dello Spirito, da cui ogni cosa ha origine e cui tutto ritorna.
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Il cambiamento successivo  quello che avviene dall'origine (il Da dove.) all'Ambizione e quindi L'Ambizione...  il titolo del secondo capitolo. L'Ambizione  la fase dominata dall'ego, cio l'opposto del luogo dello Spirito da cui proveniamo. L'ego, in questo contesto, indica il falso io. Sono i due passaggi obbligati, che tutti affrontiamo nel nostro viaggio terreno. Molti di noi arrivano alla fine della corsa avendo attuato soltanto questi due passaggi. L'Ambizione  purtroppo per molti l'unico contenuto in tutta la vita. Ci sono altri due cambiamenti possibili per tutti noi. Quando li affrontiamo la nostra storia non si esaurisce nella vita senza significato ricordata da Sir Laurens. A tutti  data la facolt di scegliere di passare oltre l'Ambizione mossa dall'ego.
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Il terzo capitolo si intitola Verso dove... per indicare che, arrivati a un certo punto del percorso, la nostra mente comprende che abbiamo la possibilit di compiere un'inversione a U abbandonando il falso io e iniziando un percorso a ritroso che ci riporti all'origine - ci che io ho chiamato il nostro Da dove. Questa nuova tappa nel viaggio della vita  il ritorno allo Spirito e un invito all'invisibile regno divino perch prenda il posto della tirannia dell'ego. L'ego viene neutralizzato quando ci orientiamo Verso una vita di Significato e scopo, nutrita dalla nostra Sorgente dell'essere.
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Il cambiamento descritto nel quarto capitolo riguarda Il Significato. Quando, abbandonato il falso io, diamo inizio, nel corso della nostra esistenza terrena, al viaggio di ritorno alla Sorgente, altri principi ci fanno da guida. Verifichiamo che le regole del mondo materiale non sono pi molto soddisfacenti di fronte al Significato, che la nostra svolta verso la Sorgente incoraggia. Nella nostra vita trovano accoglienza le manifestazioni miracolose e la riscoperta delle coincidenze. Adesso  il Significato a definire ogni momento della nostra esistenza.
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L'esperienza mi dice purtroppo che per moltissime persone  l'Ambizione lo scopo ultimo - eppure non mancano i segnali che avvertono che ci sono altri due passaggi da compiere per liberarci dall'illusorio benessere dell'ego. Noi possiamo fare un dietrofront e ritornare, con un terzo cambiamento, al luogo dello Spirito. Quindi, in un quarto passaggio, conquistare una vita di Significato e scopo, riconvertendo l'Ambizione alla realizzazione dell'io autentico. Impegnandoci consapevolmente nel percorso dall'Ambizione al Significato, realizziamo la nostra pi grande missione. Trasformiamo la nostra vita individuale e, come premio aggiuntivo, diamo un contributo al destino del nostro sacro pianeta.
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Dr. WAYNE W. DYER. Maui, Hawaii.
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CAPITOLO 1.
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DA DOVE.
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Il vostro corpo  l'arpa dell'anima e sta a voi trarne dolce musica oppure suoni confusi.
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Kahlil Gibran, Il Profeta.
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Per quanto posso ricordare, ho sempre avuto una natura riflessiva. Da bambino rimuginavo sulla vita e ponevo domande che raramente ottenevano risposte concrete. Il mio primo tentativo di comprendere la morte fu quando mor il signor Scarf, il marito della coppia che gestiva la casa-famiglia dove vivevo insieme a mio fratello David. Dopo averci informato che il marito era morto la signora Scarf dette a entrambi una banana, quasi a volerci distogliere dal suo dolore.
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Le chiesi immediatamente: Quando torner? La sua risposta secca fu per me incomprensibile. Mai, rispose, strofinando gli occhi di un viso che percepii vecchio. Corsi a rifugiarmi sulla mia branda, al piano superiore del letto a castello, sbucciai la banana, e cercai di capire il significato della parola mai. Provai a riflettere su cosa volessero dire inizio e fine, su
cose che hanno una fine e un inizio come il giorno e la notte, e pensai al signor Scarf che andava al lavoro e poi tornava a casa. In maniera elementare, riflettendo sui fiori degli alberi da frutto che diventano mele o ciliegie, capii il principio di causa ed effetto. Ma ero in difficolt a concettualizzare il fatto che il signor Scarf non sarebbe pi tornato. Questo sovvertiva ci che, a quell'et, era il naturale fluire delle cose.
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Me ne stavo sul letto fissando il soffitto, sforzandomi di capire cosa volesse dire che il signor Scarf era andato via per sempre. Ogni volta che pensavo che non sarebbe tornato mai pi, mi si chiudeva lo stomaco. I miei pensieri si spostavano allora verso qualcosa di pi accettabile, qualcosa di pi facile comprensione, tipo A che ora sar la cena? oppure Dov' il mio carretto? Ma la mia mente, istintivamente curiosa, continuava a riflettere sul misterioso e inspiegabile concetto del per sempre e di nuovo mi afferrava quella spaventosa sensazione di marasma allo stomaco, che continuo a provare anche adesso, mentre sto scrivendo.
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Dalla morte del signor Scarf ho scritto trentaquattro libri e tenuto migliaia di conferenze sull'importanza di vivere una vita spirituale, eppure provo ancora un senso di nausea quando ripenso a quei momenti dell'infanzia, cos vividi nella mia mente, spesi a cercare di afferrare il significato della vita senza un corpo a racchiuderla.
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In tutti questi anni, pur dedicandomi alla mia attivit di scrittore e di conferenziere, non ho mai smesso di essere affascinato da quelle che chiamo le grandi domande. Ho studiato i maestri della spiritualit e della filosofia, del pensiero orientale e occidentale, gli antichi e i contemporanei, che hanno indagato - e, in molti casi, vissuto - le verit che consideriamo il nostro bagaglio spirituale. Amo riflettere sulle domande che hanno assillato l'umanit da quando ne abbiamo traccia storica (e, verosimilmente, anche prima). Il mistero della vita continua ad affascinarmi. Mi piace riflettere su ci che non ha risposta, e non provo ansia di fronte all'enigma.
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Una delle grandi domande  Chi sono? Parte della risposta  che io sono un corpo con caratteristiche oggettive. S, ho un nome, capacit, risultati - ma quello che io sono comprende anche una realt immateriale che io so essere parte di me. Questa parte di me non ha confini percepibili o una forma visibile. Una delle definizioni che diamo a questa parte non fisica  mente, con il suo infinito armamentario di invisibili pensieri che si insinuano nel corpo fisico.
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La mia risposta alla domanda Chi sono?  che io sono parte di quell'Entit creatrice, conosciuta con vari nomi, tra cui Dio, Spirito, Sorgente, Tao, Mente divina, e cos via. Anche se non posso vederla, n toccarla, so che ne faccio parte, perch non posso che essere uguale a ci da cui ho origine - e ci da cui ho origine  un qualcosa di indefinito che si materializza in una forma. Ne consegue che io sono quello Spirito invisibile che  la Sorgente di tutto, e contemporaneamente sono il corpo
destinato a ritornare invisibile.
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Altre grandi domande con cui mi sono confrontato sono: Cosa succede del mio corpo dopo la morte? Qual  lo scopo della mia vita? Cosa significa per sempre? Chi o cosa  Dio? Non pretendo di avere risposte definitive a questi quesiti. Se grandi pensatori, come Lao-Tzu, Socrate, Buddha, Rousseau, Descartes, Einstein, Spinoza, san Francesco d'Assisi, Rumi, Patanjali, Goethe, Shaw, Whitman, o Tennyson (tra molti altri) non sono giunti a una risposta conclusiva, non potr certo io chiarire questi misteri con un libro, e nemmeno con il lavoro di una vita. Posso soltanto proporre la mia interpretazione maturata con lo studio, con la mia vita, con l'impegno profuso nel cercare una relazione consapevole con la mia Sorgente di vita, e con ci che io ritengo la Sorgente di tutto, nell'universo fisico.
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La domanda che da sempre mi assilla e disorienta, quella che trascende tutte le altre (Chi sono? Qual  il mio scopo? Cosa c' dopo la morte? Chi o cosa  Dio?)  la stessa che d il titolo a questo primo capitolo, Da dove... Da dove vengo? Questa  sempre stata per me, la vera grande domanda.
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DA DOVE VENGO?
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Quando penso agli eventi che si sono succeduti e alle persone che hanno vissuto prima del mio arrivo sul pianeta Terra nel 1940, mi chiedo con grande curiosit cosa  stato a decidere la mia comparsa, in quel preciso momento. Che ne era di me prima del mio concepimento, nel 1939? Cosa facevo nel corso del dodicesimo e tredicesimo secolo, al tempo delle Crociate? Dove ero nel 2500 a.C. quando si costruivano le piramidi? Cosa, e dove, ero un milione di anni fa, prima che gli esseri umani abitassero il pianeta, su cui si aggiravano i dinosauri? L'esigenza di trovare una risposta a domande di questo genere mi ha portato a studiare la scienza che spiega il processo attraverso cui le cose acquistano la loro forma. E sebbene io sia tutt'altro che un esperto nel campo ecco cosa ho appreso.
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Ho capito che  la fisica quantistica a offrirci la descrizione inoppugnabile del fenomeno: cio che al pi piccolo livello subatomico le particelle non hanno origine da una particella. Ci significa che la materia ha origine da qualcosa che non ha forma. Gli scienziati chiamano energia l'assenza di forma che d vita alla materia. Questa energia immateriale ha generato la particella che  diventata quello che io sono oggi.  ci che definisco il passaggio da energia a forma, e invito i miei lettori a riflettere sui cambiamenti che li hanno portati a essere quello che sono, e dove sono, in questo momento.
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Penso a quella particella infinitesimale di protoplasma umano che  stata l'origine della mia umanit come a una specie di lancio nel futuro, che si  evoluto in un feto, quindi in un neonato, un bambino, un ragazzo, un adolescente, un giovanotto, un adulto, un uomo di mezz'et, una persona che da quasi settant'anni vive. Tutti questi cambiamenti erano innati in quell'energia primordiale che si  materializzata in una particella microscopica ed  divenuta me.
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La comprensione di come questa miracolosa evoluzione abbia potuto dare forma a ci che sono io in quanto essere reale va oltre le mie possibilit.  certo per che il fenomeno si  verificato indipendentemente dalla mia possibilit di fare qualcosa di pi che essere un semplice spettatore del processo. La verit pura e semplice  che io non ho fatto e non faccio assolutamente niente. O, meglio, mi limito a osservare me stesso vivere di quell'energia creatrice, che sembra non fare niente, ma che allo stesso tempo non lascia niente di incompiuto. E allora quel microscopico punto, che  stato la mia
prima esperienza come particella, da cosa  stato originato?
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Non dimenticate che la fisica quantistica ci dice empaticamente che le particelle non derivano da particelle. Se riduciamo la particella originaria al suo stato subatomico, risulta pi piccolo dei cromosomi, degli atomi, degli elettroni all'interno dell'atomo - e anche delle particelle sub-atomiche dette quark. Gli scienziati hanno introdotto un quark della misura della mia particella d'origine all'interno di un potentissimo acceleratore provocandone la collisione con un altro quark. Il risultato?
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Non c'era niente. Sembra che non ci sia niente nel momento della transizione verso qualcosa. O, come mi piace dire, Dal nulla a qui, ora. Tutto ci che esiste nel mondo Da dove,  energia pura, senza forma, senza particelle.
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La fisica moderna non fa altro che confermare la metafisica della Genesi, che ci dice che tutto aveva origine da Dio e che tutto era bene. Alla stessa maniera, il Tao Te Ching ci dice che ogni essere ha origine dal non-essere. Ne consegue che la domanda Da dove veniamo? ottiene la stessa risposta sia dalla fisica che dalla metafisica. Entrambe arrivano alla conclusione che noi abbiamo avuto origine da qualcosa che non ha forma, non ha contorni, non ha un inizio, e non ha sostanza. Siamo tutti essenzialmente esseri spirituali, cui  concessa una temporanea esperienza umana.  questa la nostra essenza.  da l che veniamo.
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NOI SIAMO CI DA CUI ABBIAMO ORIGINE.
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Se io indico a qualcuno una fetta di torta di mele su un piatto, chiedendo A cosa assomiglia quel pezzo di torta? la risposta ovvia  che assomiglia a una torta di mele, dal momento che non pu che essere uguale a ci da cui deriva. Un esempio efficace  il sangue prelevato per un esame diagnostico. Una quantit modesta di sangue fornisce ai medici le informazioni sull'intero flusso della persona dalla quale  stato prelevato. Perch? Perch il campione  inevitabilmente uguale al tutto da cui deriva.
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Estendo lo stesso ragionamento a me stesso e a voi. Dal momento che non derivo dai miei genitori, non  logico affermare che devo essere come loro. Poich non derivo dalla mia cultura, dalla mia religione o da un altro sistema nel mondo, ne consegue che io non debba essere inevitabilmente assimilato al mio ambiente o alla mia societ. La considerazione che ho avuto origine da un'invisibile Sorgente di energia, quella che alcuni chiamano Dio, o Tao, o Mente divina, comporta invece che devo
assomigliare a ci da cui provengo. La mia conclusione riguardo la mia origine  che derivo da uno Spirito, e che la mia vera essenza corrisponde a ci da cui derivo. Sono una parte divina di Dio. Sono prima di tutto e comunque un essere spirituale intrinsecamente connesso con la propria Sorgente di vita.
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Robert Burns ha fatto una sintesi poetica in questi versi scritti nel 1791: La voce della natura grida forte, molti messaggi dal cielo, dicendo che qualcosa dentro di noi non muore mai.
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Ci che  senza forma non pu essere distrutto. L'aspetto senza forma di ogni essere esiste in eterno, indifferente all'inizio e alla fine. La verit  che la nostra essenza  eterna, ed  solo il corpo fisico che risponde al ciclo della vita e della morte. Ci che definiamo vita e morte sono di fatto inseparabili come le facce di una medaglia, o l'alternanza del giorno e della notte. La domanda Da dove vengo? si rivolge in realt solo a quell'Io che  il mio corpo fisico. Ma l'apparenza fisica trae origine dal non-essere.
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Noi siamo esattamente come il grande Tao o Dio, e siamo liberi di scegliere. Ed  la conseguenza delle nostre scelte se il legame tra noi e la nostra Sorgente si affievolisce e si deteriora. Un'opinione profondamente sbagliata  credere che il nostro io corporeo sia gi in s l'espressione perfetta e compiuta di Dio, anzich l'opportunit per noi di scegliere come manifestare questo dono.
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Con quella convinzione noi estromettiamo gradualmente Dio e creiamo una vita autoreferenziata. La grande lezione da trarre in questo percorso filosofico  riconoscere che la nostra identit originaria  quella di esseri spirituali, eterni e quindi indifferenti a nascita e morte.
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Il nostro Io fisico  la forma esteriore attraverso cui si manifesta l'energia della nostra natura spirituale; il nostro vero Io  lo spettatore premuroso delle nostre esperienze sensoriali. Per poter aderire in piena armonia alla nostra natura intrinseca, dobbiamo essere disposti a far scaturire la sua energia, nella piena consapevolezza che cos facendo compiamo una scelta sacra. Per alcuni significher avvicinarsi a Dio, temporaneamente ospitato nei loro corpi; per altri sar dar forma a
espressioni di bellezza, determinazione, saggezza divine.
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L'arco della vita umana passato nella forma di un corpo non  altro che una parentesi nell'eternit del nostro vero Io. Quando la parentesi si chiude, noi ritorniamo a essere totalmente immersi nello Spirito, privati dell'Io corporeo. Noi affrontiamo quel viaggio di andata e ritorno al quale fa riferimento Lao-Tzu nel famoso verso del capitolo 40 del Tao Te Ching: Il ritornare  il movimento del Tao.
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Analogamente recita T.S. Eliot in Little Gidding dai Quattro quartetti: Noi non cesseremo mai di esplorare, e la fine di tutto il nostro esplorare, sar giungere dove siamo partiti e conoscere il posto per la prima volta.
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Prima di liberarci del nostro corpo fisico e completare il viaggio di ritorno, possiamo cominciare a capire la nostra natura originaria sforzandoci di assomigliare di pi a ci che pensiamo sia la nostra Sorgente. Provate a immaginare di guardare attraverso un mirino che offra una visione nitida della Sorgente creatrice. Quella lente ci consentir di vedere come pensa, sente, si comporta la nostra Sorgente, permettendoci cos una visione pi chiara del nostro Io autentico.
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Conoscere la risposta alla domanda Da dove vengo? comporta, pi di ogni altra cosa, la disponibilit a vivere da una prospettiva correlata alla nostra natura originaria. Dobbiamo assomigliare di pi alla natura spirituale della nostra origine. Riconoscendo nel nostro corpo materiale l'espressione della consapevolezza divina, noi a nostra volta operiamo la scelta di come esprimere lo spirito divino.
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COME SI MANIFESTA LO SPIRITO.
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Nonostante la nostra origine derivi da un'entit spirituale, il nostro mondo fisico molto spesso sembra conservarne solo un'esile traccia. Henry Wadsworth Longfellow ha espresso questo dilemma nella poesia Un inno di vita:
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La vita  importante  seria. E la tomba non  la fine. Polvere sei, polvere tornerai, Non fu detto dell'anima.
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Il poeta allude alla vostra vita e alla mia come a qualcosa che va oltre la fisicit, ci che egli definisce polvere. Tutti noi siamo qualcosa d'altro oltre a ci che identifichiamo con i nostri sensi. Non esiste la morte per la nostra essenza intrinseca - il nostro spirito - ma spesso ignoriamo questa verit e ce ne allontaniamo. Infatti,  una situazione piuttosto comune a tutti noi quando, in vari momenti della vita, permettiamo al nostro io materiale di prendere il sopravvento.
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Rabindranath Tagore, un altro dei miei poeti preferiti, in due brevi versi ha saputo esprimere il suo pensiero sulla lezione spirituale pi importante per noi:
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Dio ama vedere in me non il suo servo, ma se stesso al servizio di tutti.
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Ecco le domande fondamentali che da soli dovremmo rivolgerci: Assomiglio a Dio in questo momento? Mi sto avvicinando a Lui? Sono gi vicino a Lui? Se la nostra vera essenza  lo Spirito, e siamo convinti che sia ci da cui abbiamo avuto origine, allora non dovremmo avere difficolt a ritornare in comunione con quella parte autentica del nostro essere. Una via per farlo  modificare pensieri e azioni, uniformandoci a come, secondo noi, pensa e agisce l'energia creatrice quando si materializza in una forma.
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Noi dobbiamo tendere ad assomigliare allo Spirito reso visibile. Dal momento che  dallo Spirito che traiamo la nostra origine, la nostra divinit  anche il nostro destino, sebbene per anni l'abbiamo ignorato. Dio, o il grande Tao, di cui tutti noi siamo un frammento, aspetta con pazienza che noi proviamo ad assomigliargli.
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Io penso che, se lo Spirito creatore pretendesse davvero qualcosa da noi, ci assegnerebbe proprio quel compito. Un esempio ispiratore si trova nel libro The Quiet Mind: Sayings of White Eagle: Il tuo personale contributo al grande progetto dell'evoluzione umana  continuare incessantemente a riflettere sull'amore di Dio; a cercare sempre la luce e cos ad allenarti a riconoscere la bont di Dio nel rapporto con chiunque altro.
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Io non credo che a Dio interessi che noi mostriamo il nostro amore costruendo magnifici edifici di culto, partecipando a cerimonie o assoggettandoci a regole imposte da organizzazioni religiose. Sono convinto che, se Dio ci parlasse, il messaggio sarebbe semplicemente di amarsi reciprocamente e di dimostrare rispetto profondo e non ostilit verso tutto ci che  vita.
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Il viaggio che abbiamo intrapreso e che ci ha condotto qui, ora, in questo corpo non pu prescindere da qualcosa che io chiamo Da dove. Noi proveniamo da qualche cosa, da qualche luogo, in qualche modo; ed  un mistero per le nostre menti umane limitate, portate a ragionare secondo lo schema di causa-effetto. Io penso che se siamo qui, ora, deve esserci stato un prima, e sicuramente ci sar un dopo.
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Non posso tuttavia non considerare la possibilit che non esista un prima, n un dopo, e nessuna cronologia. Che ogni cosa sia completa e compiuta in se stessa, senza tempo n spazio, senza un prima e senza un dopo. Per quanto mi riguarda, per, non accetto questo punto di vista, perch la mia piccola mente umana ha bisogno di una spiegazione logica e comprensibile. Perci descriver come lo Spirito si manifesta secondo due diversi percorsi. Il primo  quello da un puro Spirito senza forma alla forma, il secondo  quello dalla particella subatomica alla nascita.
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1. Da un puro Spirito senza forma alla forma (dal non-essere all'essere).
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Scrivere del non-essere come il luogo da cui abbiamo origine mi richiede uno sforzo di immaginazione. Riflettendo sul mondo spirituale del non-essere io immagino la consapevolezza divina impegnata a dar forma al nulla. Pensare a un atto di creazione senza il creatore  come cercare di immaginare un orologio senza un orologiaio. Osservando tutti i giorni il creato non posso fare a meno di riflettere sul fatto che a dare origine ai fiori sono i semi, e che i fiori diventano frutti e che da piccole
ghiande si sviluppano querce enormi. Nonostante lo sgomento e l'incapacit di una vera comprensione, la curiosit che provo verso il mondo dello Spirito assoluto mi spinge a fare continue congetture sul prima e dopo - o, se volete, Da dove e Verso dove.
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Riflettere sul concetto di non-essere pu sembrare paradossale, perch anche se in cuor mio so con certezza che tale stato esiste  con il mio essere che affronto tale meditazione. Ho gi descritto i miei limiti nel comprendere Da dove deriva la mia esistenza. Con questa consapevolezza vi propongo la mia personale percezione del concetto Da dove.
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La conclusione a cui sono giunto  che ogni cosa  energia;  un'unica vibrazione modulata in una gamma di frequenze. Pi intensa  la vibrazione pi si  vicini allo Spirito e alla comprensione della nostra origine. La penna che ho in mano, mentre scrivo queste parole, si presenta come un oggetto solido, eppure se osservata attraverso un potente microscopio mostra di essere un campo di particelle che si muovono nel vuoto. La composizione vibrazionale della mia penna  energia, lenta abbastanza da apparire solida ai miei occhi, che sono in grado di percepire soltanto oggetti che corrispondono a una determinata frequenza.
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Sento i merli cantare mentre scrivo, e so, pur nei limiti delle mie conoscenze di fisica, che i suoni sono una forma di energia pi intensa rispetto alla mia penna. La luce che vedo entrare dalla finestra  un'energia ancora pi intensa, con particelle minuscole che si muovono cos veloci da apparire verdi o blu o gialle, a seconda di come coni e bastoncelli dell'occhio sono calibrati per captare tali segnali di energia. Al di sopra delle frequenze della luce ci sono gli impulsi vibrazionali del pensiero.
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 proprio cos, il pensiero  un sistema di energia. Le frequenze pi alte del pensiero, misurate attraverso semplici metodi di kinesiologia, rivelano che le vibrazioni pi veloci si avvicinano al livello massimo della vibrazione energetica - cio alla dimensione dello Spirito. I pi elevati pensieri vibrazionali si allineano con l'energia della Sorgente del Tao, o di Dio. Se percepite come pensieri, le vibrazioni pi veloci creano forza, mentre i pensieri pi lenti provocano nei test di kinesiologia risposte pi deboli.
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La cosa funziona cos: quando concentriamo l'energia mentale su un pensiero sintonizzato con la Sorgente e alziamo un braccio all'altezza della spalla come test per la nostra forza,  difficile per chiunque abbassarlo. Quando invece indirizziamo l'energia mentale verso pensieri di pi lenta frequenza, il nostro braccio alzato pu facilmente essere abbassato da un'altra persona. Nel campo della kinesiologia, ogni emozione negativa rende pi debole il corpo fisico. Questi studi sono esempi
grafici del mondo del non-essere, e sono anche l'opportunit di esplorare le frequenze che sono in armonia con le vibrazioni dell'energia della Sorgente.
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Questa entit da cui tutte le cose traggono origine e a cui tutte le cose ritornano ha un sentimento al riguardo. Secondo le ricerche e le meditate riflessioni di alcuni dei pi venerati maestri che hanno abitato questa Terra, la creazione in se stessa non  un atto di violenza -  un atto piacevole e lieto. Non sembra esserci alcun timore, n vergogna, biasimo, rabbia, umiliazione, ansia o ostilit associati all'opera del grande Tao, che sembra non fare niente e che invece non lascia niente di incompiuto. Non dimenticate che il corpo dentro il quale viviamo ventiquattr'ore su ventiquattro non  stato
creato da un essere umano;  creazione di Dio. Cos per me  perfettamente logico che, se il nostro corpo, che  opera di Dio, si riempie di pensieri negativi, diventa debole.
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 sufficiente una bugia per
indebolire il braccio di una persona forte; mentre la verit produce sempre una risposta fisica forte, perch la verit  espressione di Dio. Come potrebbero la creazione o il Creatore creare da una prospettiva menzognera? Basata su rigorose ricerche, esiste una ricca letteratura di kinesiologia, che afferma che il non-essere, il luogo da cui proveniamo,  allineato con l'energia, tanto pi forte quando esprime la verit. Il pensiero che vibra al massimo, in grado di mantenerci sempre forti,  l'energia dell'amore. La mia conclusione  che non-essere e amore sono sinonimi.
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Il misticismo e, direi, tutte le religioni affermano che l'Essere Supremo  amore e che soltanto la pura verit  amore. Alcune religioni banalizzano l'Essere Supremo vagheggiando un dio a immagine e somiglianza degli uomini. La loro  una divinit che ha regole puntigliose; che si offende facilmente; contro la quale  facile commettere peccato;  incline alla collera, alla vendetta e alla punizione. L'amore di cui parlo  l'espressione umana del non-essere, ed  radicato dentro di noi fin dall'origine. Non ha regole, non ambisce al controllo, non punisce mai, e non  capace di manifestarsi in espressioni di anti-amore.
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L'universo intero, come lo vedo io,  fatto di amore; e ciascuno di noi  un'espressione individuale dell'Essere Supremo di Amore. Semplificando: Dio  amore. Mi piace Ralph Waldo Emerson che descrive l'amore come sinonimo di Dio. Che magnifico concetto - questa idea di non-essere come assoluta, indescrivibile beatitudine, indispensabile a che l'atto della creazione abbia luogo.
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Riflettete: noi veniamo dall'amore; quindi dobbiamo essere noi stessi amore, in un modo o nell'altro, dal momento che dobbiamo per forza assomigliare a ci da cui proveniamo. Ges ha detto:
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Chi non ama non ha conosciuto Dio, perch Dio  amore (1 Giovanni, 4:8).2
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Elementare e molto chiaro. Il non-essere  amore. E, dal momento che noi proveniamo dal non-essere, ne consegue che siamo amore. Eppure facciamo di tutto per allontanarci dalla nostra natura autentica. Ogni pensiero di non-amore  un grado di separazione dalla nostra origine. Ogni atto di giudizio, collera, disonore, paura, ansia e violenza  un avvicinarsi al non-amore e alla non-conoscenza di Dio. Anche un pensiero di indifferenza ci allontana dalla nostra natura originaria.
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Com'era trovarsi in quello stato di amore assoluto in attesa di passare alla condizione di esistenza? Cosa facevamo? Una volta acquisita una forma,  quasi impossibile rispondere a queste domande. E, tuttavia, ecco il mio pensiero sullo stato di non-esistenza prima del viaggio nel mondo delle forme e dei confini: Il nulla. L'unica cosa sulla quale possiamo essere d'accordo  che non avevamo nulla. Non c'era niente da possedere, niente da fare, niente per cui battersi, niente di cui preoccuparsi; in termini fisici non eravamo niente.
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Questo concetto del nulla  veramente difficile da recepire. Noi siamo entrati in un mondo dove qualcosa ha sostituito il nulla; dove la forma ha sostituito l'assenza di forma. Nel nostro mondo materiale, non possedere niente e non fare niente sono generalmente interpretati come segni di fallimento. Eppure la nostra vera natura si trova pi a suo agio con il nulla.
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A me sembra che il modo pi efficace per capire e verificare quella condizione primordiale  cercare di ricollegarsi al nulla, creando l'esperienza di non avere legami, n cose o pensieri. Possiamo realizzarlo semplicemente essendo, piuttosto che facendo e accumulando. La frase attribuita a Herman Melville La sola e unica voce di Dio  il silenzio  proprio un invito a cercare l'esperienza del nostro stato primordiale del nulla. Ogni cosa creata emerge dal vuoto e dal silenzio, come pure ogni suono.
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Ogni lampo di luce giunge dal niente; ogni pensiero scaturisce dal non-pensiero. Un proverbio Zen ci ricorda che  la pausa tra una nota e l'altra che produce la musica. Senza il silenzio che interrompe i suoni, non ci sarebbe musica, ma un'unica nota lunga e uniforme. E comunque anche una nota lunga scaturisce dal vuoto.
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Il nulla equivale allo zero della matematica: non pu essere diviso; non ha un valore empirico; per qualunque valore lo moltiplichiamo, il risultato  sempre zero. Eppure, senza l'indivisibile zero, la matematica stessa sarebbe impossibile. Prima di arrivare in questo mondo materiale, la nostra essenza era il nulla. Non avevamo cose a ostacolarci - non regole, non doveri, non denaro, non genitori, non fame, non paura... niente di niente.
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Quando ho scritto i commenti agli 81 versi del Tao Te Ching per il mio libro La saggezza del Tao, sono rimasto colpito dall'enfasi che Lao-Tzu ha posto nell'indicare che la via per conoscere il grande Tao (Dio) era eliminare ogni cosa, liberarsi di ogni legame, fare di meno, non possedere niente, ed esercitarsi alla conoscenza di Dio, vuotando anzich riempiendo la mente. Quasi tutti i grandi maestri spirituali ci dicono di trovare Dio nel vuoto, di ascoltare la voce di Dio nel silenzio. Quindi una delle risposte alla domanda Da dove veniamo? : da nessun luogo, insieme a niente.
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Lo sforzo che dobbiamo fare  trovare la nostra strada per il niente pieno di pace mentre abitiamo ancora il nostro corpo. Possiamo vuotare le nostre tasche o il borsellino, ma quella che dobbiamo vuotare  la nostra mente e assaporare la gioia di esistere nel nostro mondo fisico e contemporaneamente conoscere la beatitudine del nulla. Quella  la nostra origine, cos come, con certezza, la nostra vera destinazione.
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Albert Einstein ha scritto che ogni cosa  vuoto, e che la forma  vuoto condensato. Secondo il mio maestro Nisargadatta Maharaj:
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 questa la tua vera liberazione: avere la percezione che sei niente. Tutta la consapevolezza, compresa quella di te stesso,  liquidata - allora sei liberato.

L'unicit. Strettamente connesso con il concetto del nulla  quello di unicit. Com' possibile che nel nostro nucleo spirituale noi siamo niente, sebbene collegati a qualcosa chiamato unicit? Qualunque cosa nell'universo fisico  collegata in qualche modo a qualcos'altro, perch tutto ha origine dal vuoto del nulla. Non ci sono vuoti diversi tra cui scegliere - noi veniamo dallo stesso vuoto da cui deriva ogni altro essere o cosa. Quando cerchiamo di isolare un elemento, ci rendiamo conto che esso  in un modo o nell'altro collegato a ogni altro elemento nell'universo. Proprio come  assurdo per una singola onda immaginarsi separata dall'oceano, cos  per ognuno di noi non riconoscere la propria unicit con ci che conosciamo come infinito.
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Immersi come siamo in un mondo di cose che sembrano altro ci  difficile comprendere in maniera adeguata il concetto di unicit. La prima riga del Tao Te Ching dice che il Tao che si pu nominare non  il Tao eterno. In altre parole, appena nominato  perso, perch nominandolo abbiamo creato una dicotomia. Unicit infatti significa tutt'uno. Un'entit che, come ho gi spiegato, proprio come lo zero in matematica non pu essere divisa o suddivisa. Nel momento in cui la definiamo o la nominiamo,  qualche cosa d'altro, a se stante; ne consegue che non  pi l'unit dell'unicit. Lao-Tzu ricorda ripetutamente che, mentre nominiamo il Tao, l'abbiamo gi perso. Nell'unicit non ci sono nomi n definizioni; c' soltanto l'essere unico. Ecco perch  impossibile scrivere dell'unicit - ogni parola che uso per descriverla dimostra che non sono in grado di comprenderla!
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Il luogo da cui provengo  libero da dicotomie, diversamente dal nostro mondo fisico, che  regolato da coppie di opposti. In questo mondo, senza il concetto di sopra non pu esistere quello di sotto. Senza l'idea della morte, non c' quella di vita. Il polo nord di un magnete non pu esistere senza il polo sud. Se non c' maschio, non c' femmina. Senza il diritto, non c' il rovescio. Noi pensiamo per dicotomie e identifichiamo noi stessi sulla base degli opposti. Sappiamo cosa ci piace, cosa ci sembra buono, cosa ci fa sentire bene e cos via perch siamo consapevoli di ci che non ci piace. A causa dei condizionamenti del mondo materiale, molti di noi hanno difficolt a capire l'unicit, parola che il vecchio maestro Hermes descrive cos:
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Dio  uno. Ed essendo uno  senza nome; perch non ha bisogno di un nome, dal momento che  solo... Tutte le cose derivano dall'Uno...
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 praticamente impossibile afferrare l'idea di unicit dal momento che viviamo in un mondo di contrapposizioni, e la contrapposizione richiede pi di un elemento. Eccoci ancora al nostro mondo di dualit. Come possiamo afferrare l'idea di unicit che caratterizza il mondo della non-esistenza, luogo che occupavamo prima di venire nell'esistenza? Una strada potrebbe essere considerare le nostre dita, gambe, braccia, piedi e occhi: non pensiamo a questi elementi come a parti separate da noi. Non pensiamo alle nostre dita come a qualcosa di distinto da noi.
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Nonostante abbiano caratteristiche e natura proprie, sono parte di quell'unicit che noi consideriamo noi stessi. Uguale criterio dobbiamo applicare alla relazione che avevamo con la Sorgente, o Dio, prima di venire in questo mondo - in quel mondo, che io chiamer il nostro Da dove, noi e Dio eravamo una cosa sola. L'unicit in quanto raffigurazione dello stato di provenienza impone di abbandonare ogni idea di separazione da cose o persone. Possiamo simulare l'unicit attraverso la parte di noi che conosce il silenzio, dove non ci sono nomi n cose. L, noi possiamo cominciare a sentire la nostra comunione con gli altri, con la Terra, con l'universo, e infine con il grande Tao.
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L'unicit diviene comprensibile se la pensiamo come la grande energia che agisce senza fare, mantiene tutto l'universo in ordine e genera la forma dal nulla. Se immaginiamo di essere affrancati da ogni definizione, ogni separazione e ogni giudizio su questo mondo e la vita che lo abita, possiamo cominciare a capire l'unicit. Lo stato cui vogliamo accedere non  altro che quello dell'essere. Possiamo raffigurare la Sorgente dell'essere come un'energia disponibile tanto per noi che per il cielo. Non c' collera verso alcuno o alcuna cosa perch ogni essere e ogni cosa sono Spirito.
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Questo Spirito  Dio, la nostra Sorgente di vita. Noi siamo quello spirito e quello spirito  noi. Nel silenzio del nostro stato primordiale noi siamo rilassati. Possiamo scoprire il significato della vita se, pur avendo ancora una forma materiale, riusciamo a ritornare all'unicit e al nulla, senza aspettare di abbandonare il nostro corpo nel passaggio della morte. Pi
riusciamo ad avvicinarci alla nostra natura originaria maggiore pace e senso di scopo fluiranno attraverso noi.
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2. Dalla particella subatomica alla nascita. (dall'esistenza primordiale alla nascita).
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Abbiamo preso in esame le ipotesi logiche e spirituali sull'essenza del nostro non-essere. Vi esorto a ricordare che si tratta per lo pi della mia interpretazione personale dell'invisibile mondo dello Spirito, che  contemporaneamente la Sorgente della nostra origine e la meta di ritorno, quando il nostro io fisico non sar pi animato dalla coscienza divina.
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In un nanosecondo di insondabile mistero, si  compiuto il nostro passaggio dal non-essere all'essere. Una particella subatomica di protoplasma umano  emersa dallo Spirito, e ogni elemento necessario per quel viaggio che chiamiamo vita ha trovato le condizioni necessarie al suo sviluppo. Una forza invisibile, che vorrei definire spinta al futuro, si  messa in moto, plasmando le nostre caratteristiche fisiche. La nostra altezza definitiva; le forme del nostro corpo; occhi, pelle e colore deicapelli; le rughe che un giorno sarebbero comparse; e, naturalmente, la fine della vita per il nostro corpo, tutto era stabilito, senza alcun intervento da parte nostra.
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Se tutto ci che serve allo sviluppo della vita materiale  governato dall'inesistente senza nome, posso ragionevolmente ipotizzare che anche tutto ci che  necessario alla realizzazione del nostro intero destino  emerso, alla stessa maniera, in quel momento di transizione dal non-essere all'essere. Il nostro dharma, lo scopo essenziale per cui siamo qui, la nostra personalit, e tutto l'aiuto che sarebbe stato necessario lungo il percorso erano in quel microscopico frammento. Se il nostro corpo  in cammino, gestito dal grande Tao, o Dio, mi chiedo perch non dovrebbe esserlo anche tutto il resto che ci riguarda?
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La caratteristica fondamentale di quel viaggio di nove mesi  ci che io chiamo la resa. Non dovevamo fare niente. Per qualche motivo, si era mossa la nostra Sorgente di vita nella sua infinita saggezza. Noi e la nostra madre biologica abbiamo permesso al grande Tao di agire. La verit  che noi non facevamo niente; noi semplicemente ci lasciavamo plasmare. Durante tutti i nove mesi, noi eravamo abitati dal Tao. Comprendere l'origine e la meta finale vuol dire provare il sentimento di resa totale. Significa permettere alla forza che tutto genera di agire liberamente, senza nostre interferenze.
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In quei primi nove mesi di vita, come un puntino microscopico all'inizio, e quindi come embrione che cresce, noi e nostra madre abbiamo praticato la non-interferenza. La nostra saggezza innata sapeva che tutto ci che ci serviva per crescere e star bene era essere oggetto di cura da parte di quella forza invisibile che apparentemente non faceva niente e che invece non lasciava niente di incompiuto. Non dovevamo preoccuparci di quando e dove le unghie sarebbero cresciute, se sulla punta delle dita piuttosto che dietro le orecchie. Il nostro battito cardiaco  cominciato nel momento giusto, senza che fosse richiesto alcun intervento per farlo partire. In una condizione di resa e disponibilit, siamo stati formati con la perfezione che era gi stabilita per noi mentre eravamo nascosti nell'inesistente. L'energia responsabile della nostra esistenza sapeva esattamente cosa fare e quando farlo.  questo il nostro io autentico.
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Dal momento del concepimento, noi siamo stati avvolti dalle braccia dell'invisibile, infinita saggezza. Abbiamo permesso al nostro io autentico di svilupparsi esattamente secondo il disegno insito nella duplice nostra condizione di non-esistenza ed esistenza. Se fossimo rimasti completamente immersi in quello stato di consapevolezza, avremmo mantenuto la comunione con la nostra Sorgente. In una simile situazione, non ci sarebbe stato bisogno di porsi domande sullo scopo della nostra vita.
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Quel granello minuscolo che noi eravamo non sapeva niente di ricchezze, conquiste, ambizioni. Semplicemente esisteva, permettendo a se stesso di accogliere la forza invisibile che tutto amministra. Per, anzich perdurare in quello stato di disponibilit e accoglienza, noi ci siamo fatti intrappolare da una serie di certezze che antepongono l'Ambizione alla disponibilit.
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Se fossimo capaci di portare avanti la nostra vita nelle condizioni della nostra origine, vivremmo ai massimi livelli di consapevolezza e realizzazione di Dio. La luce sarebbe con noi, proprio come era inteso che fosse. Come ha affermato Ges: In verit, in verit vi dico: anche chi crede in me compir le opere che io compio e ne far di pi grandi, perch io vado al Padre (Giovanni 14:12), e ancora: Non  forse scritto nella vostra Legge Io ho detto: voi siete di'? (Giovanni 10:34).  cos, ci da cui proveniamo  Dio, e quindi noi siamo Dio.
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La realt per  che tutti siamo inclini a orientarci verso l'Ambizione. Abbiamo per la possibilit di scegliere e compiere la svolta verso il significato, completando il ritorno al luogo che io chiamo Da dove. Nel prossimo capitolo analizzer la fase dell'Ambizione.
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Ecco ora un riepilogo, e alcuni suggerimenti, per ritrovare il nostro Da dove.
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Il nulla.
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Concedetevi di godere del silenzio e della meditazione. Se la pratica della meditazione spirituale non vi  familiare, prendetevi il tempo di assaporare semplicemente la quiete. Spegnete tutti gli apparecchi che in casa e sull'auto producono rumore. Trovate il tempo per stare nella natura, lontano dai rumori prodotti dall'uomo. Imparate a considerare i viaggi introspettivi come esperienze sacre, trascorrendo momenti di ripetuto abbandono e rilassamento sia fisico che mentale.
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Dimenticate le preoccupazioni, i progetti, i pensieri, i ricordi, le domande, le speranze, i desideri, i rimpianti. Ignorate consapevolmente ogni sensazione fisica di cui vi rendete conto. Fatelo un po' alla volta. Entrerete in uno stato in cui sar possibile dimenticare i beni, la famiglia, la casa, il lavoro e il vostro corpo cesser di esistere. Vivrete l'esperienza della pi profonda beatitudine del nulla. Una volta riemersi dal silenzio, comincerete il processo di distacco, dando via letteralmente qualcosa che non usate almeno una volta al giorno. Nel nulla, troverete maggiore vicinanza alla vostra Sorgente di vita.
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L'unicit.
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Cominciate a pensare voi stessi in comunione con ogni persona che incontrate, considerando e amando la parte di voi che scorre nel flusso generale della vita. Cogliete il vostro legame con la natura nel suo complesso e astenetevi dal giudicare, e amate, cominciando da voi stessi. Questo significa che quando vi sentite offesi o sconvolti, anzich rivolgere la vostra attenzione verso la persona o il fatto esterno, pensate a quello che voi state provando e dove, all'interno del vostro corpo,
lo state provando. Spostate la vostra attenzione dalle circostanze esterne all'esame di come quel particolare scompiglio si manifesta nel vostro corpo. Cos facendo comincerete a comprendere l'unicit. Tarate il vostro barometro interiore sull'amore e sull'accettazione delle sensazioni che provate. Ricordate a voi stessi che siete tutt'uno con Dio e, quindi, voi siete amore.  questo tutto ci che dovete offrire; allora cominciate con l'amare le parti di voi ferite, offese o sconvolte.
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Quando avrete coordinato tutto di voi, associando le parti nell'unicit che rappresentate, scoprirete l'impossibilit di esistere separati da ogni altro essere sul nostro pianeta. Trasformando i momenti di ira e contrariet in opportunit per conoscervi meglio, per perdonarvi e amarvi, accrescerete la vostra consapevolezza dell'unicit che rappresentate. Accogliete l'idea dell'unicit, e l'amore che ne scaturir comprender gli altri che avevate precedentemente giudicato.
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La resa.
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Esercitatevi a essere disponibili. Osservate le trasformazioni cui  soggetto il vostro corpo. I capelli che diventano grigi o cadono, la pelle che si affloscia... i piccoli cambiamenti che accadono spontaneamente, indipendentemente dalle vostre idee in proposito. Poi applicate lo stesso tipo di non-interferenza ai rapporti con la famiglia, gli amici, i collaboratori - con chiunque. Avevano ragione i Beatles: ci sar una risposta se lascerete che le cose accadano. La resa  questo.  la capacit
di dominare l'impulso ad avere il controllo sul proprio mondo e su quanti ne fanno parte.
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Lasciati andare e accogli Dio  una formula efficace per spiegare il concetto. Quando si pratica quotidianamente la resa, ogni cosa sembra ritornare a posto. Voi provenite da uno stato di benessere, di amore, piacere, gentilezza, gioia e purezza.  quello il vostro Da dove. Arrendetevi a quello. Quando mi rendo conto che sto cercando di controllare il mio destino, dico a me stesso: Lascia andare, Wayne. Lascia andare e accogli Dio! Provate a chiamarvi con il vostro nome - funziona!
I miei tentativi di descrivere Da dove veniamo sono espressi nel capitolo 21 del Tao Te Ching:
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La virt pi grande  seguire solo ed esclusivamente il Tao.
Il Tao  inafferrabile e intangibile. Bench sia intangibile e senza forma, d origine a essa.
Pur essendo vago e inafferrabile, genera ogni creatura.
Quantunque sia incomprensibile e oscuro,  lo spirito, l'essenza, il respiro vivente di ogni cosa.
Nel corso dei secoli, il suo nome  stato preservato allo scopo di conoscere l'origine di ogni cosa.
Come so che questa  l'origine di tutte le cose? Guardando dentro me stesso e comprendendo ci che vi trovo.
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Chiudo questo capitolo sul Da dove citando da A Course in Miracles il mio passaggio preferito. Ci avverte che sapere Da dove proveniamo  una funzione del ricordare, e che non possiamo penetrare i misteri delle nostre origini spirituali se non ci portiamo in una situazione dove possiamo, davvero, ricordare la nostra Sorgente di vita, qui, ora:
La memoria di Dio si affaccia in una mente quieta.
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Non pu presentarsi dove c' conflitto; perch quello che ricorda una mente in guerra contro se stessa non  l'eterna bont... Ci che ricordi  parte di te. Perch tu devi essere come Dio ti ha creato... Abbandona tutta questa follia, e volgiti alla pace del ricordo di Dio, che ancora illumina la tua mente quieta.
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Studiate questo passaggio con attenzione e penetrerete il mistero che  la vostra autentica Sorgente di vita. Siate calmi, abbandonate i conflitti, cercate la pace, e ricordate la bont eterna che risiede dentro di voi.
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CAPITOLO 2.
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L'AMBIZIONE.
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Tutta l'infelicit  frutto dell'ego. Da l viene tutta la tua sofferenza. Se tu negassi l'ego e lo inaridissi ignorandolo, saresti libero...
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Ramana Maharshi.
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Prima del momento della nascita, e prima che entri in azione la fase dell'Ambizione, ognuno di noi  in perfetta sintonia con Dio o il Tao - o qualsiasi altro nome scegliamo di dare alla Sorgente della nostra vita. In quello stadio pre-forma del Da dove, non coviamo ancora l'Ambizione - non abbiamo obiettivi, n aspirazioni. Non dobbiamo star dietro a niente, non abbiano nessuno da impressionare o da sconfiggere... tutto ci che ci  richiesto  semplicemente essere. In quella fase, la nostra esistenza sperimenta esattamente ci che la Sorgente di vita rappresenta: libert da ogni interferenza. Noi siamo il nostro io autentico. In quello stadio noi siamo tanto simili a Dio quanto la maggior parte di noi non sar pi in seguito.
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Quando entriamo nel mondo siamo creature perfette, ma per molte ragioni siamo portati a lasciarci alle spalle l'io autentico e ad assumerne uno fasullo. Noi, e coloro che ci educano, tendiamo a trascurare che il nostro destino, e tutto ci che ci serve per attuare il nostro dharma,  radicato dentro di noi. Anche se con buone intenzioni, noi veniamo distolti, e diventiamo un io diametralmente opposto all'io che siamo autenticamente.
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LA NATURA DEL NOSTRO FALSO IO.
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Immaginate una creatura che affronta il percorso evolutivo dentro il suo corpo, sulla Terra, imparando e convincendosi di essere qualcosa di diverso da ci che invece . Prendete, per esempio, un cucciolo di iena, a cui i genitori dicono che in realt non  una iena. A quel cucciolo viene proibito di seguire le sue naturali inclinazioni a saltellare, affilare i denti, appostarsi in cerca di preda, correre con il branco, cacciare in gruppo, fare rumore, o rosicchiare le carcasse degli animali che ha ucciso. Gli  stato detto di mettere fine ai comportamenti innati, che sono ridere e ululare, e invece di starsene fermo mentre le altre iene cacciano - in altre parole, gli hanno fatto credere che  qualcosa di diverso da quello che .
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Il fatto  che ogni cosa creata ha un dharma. Nessun animale, uccello, insetto, pesce o pianta educa un falso io o crede di essere qualcosa di diverso da ci che la Sorgente creatrice ha voluto che fosse. Non abbiamo nessun elemento per mettere in dubbio quanto annot Emerson nel suo diario: Tutti i pensieri di una tartaruga sono la tartaruga. Emerson faceva la stessa considerazione che sto facendo io: cio che tutte le creature di Dio sono autentiche e possono essere soltanto ci che il dharma ha previsto che fossero. Gli esseri umani sono un'eccezione alla volont di Dio?
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Alcuni aspetti della nostra evoluzione inducono a porsi questa domanda. Noi non abbiamo continuato a comportarci in maniera coerente alla creazione, cos come era avvenuto invece durante i nove mesi nel grembo materno. Raggiunto lo sviluppo, al momento della nascita abbiamo ricevuto il benvenuto dai genitori, da una cultura, e da una schiera di persone bene intenzionate, con finalit religiose, educative, e interessi commerciali. Costoro ci hanno accolto, lodando il miracolo della creazione, e con lo sguardo rivolto al cielo se ne sono usciti con esclamazioni di questo tipo: Bel lavoro, Dio! Assolutamente, sorprendentemente perfetto. Grazie, grazie, grazie a Te! Ma da ora in poi ce ne occupiamo noi. Cos ha avuto inizio la nostra svolta verso l'eccentrico e distorto mondo dell'Ambizione.
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Nella conversione per entrare nel mondo dell'Ambizione, abbiamo imparato a desiderare qualcosa di completamente alieno dal nostro Da dove. Questo percorso ci ha costretti ad attribuirci una nuova identit, atto che nessuna iena o tartaruga immaginerebbe mai di compiere!
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La svolta verso l'Ambizione richiede agli uomini di coltivare un ego che estromette Dio. Noi veniamo istruiti a credere che il nostro io autentico  quello che il nostro ego ci suggerisce essere il vero io. Passiamo in media oltre la met della vita ad alimentare la convinzione che avere Ambizione sia estremamente importante. La successiva grande svolta si verifica quando realizziamo che un falso io  in grado di offrirci solo promesse vuote e garanzia di delusioni e vanit (ne parleremo nei prossimi due capitoli). Per il momento, analizziamo ci che il falso io ci insegna quando, incrociando il sentiero dell'ego, impariamo a credere nell'importanza dell'Ambizione come modalit per definire chi siamo.
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SFIDARE L'EGO.
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Al momento della nascita, emergendo dal mondo dello Spirito, intraprendiamo la strada insidiosa che ci porta ad acquisire un'identit che  virtualmente opposta al nostro io autentico. Chiamo questo sviluppo dell'ego o del falso io la Fase dell'Ambizione. Si tratta di un contrasto stridente con il nostro Da dove, dove non c'era posto per l'Ambizione, perch noi ci lasciavamo abitare dal Tao.
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Ha cos inizio il percorso che ci conduce dall'essere nessuno - sentendoci appagati del nostro status di nessuno - all'essere trascinati in un programma che il mio amico Ram Dass definisce diventare qualcuno. L'ego si ostina a farci compiere il passaggio da niente a qualcosa, dall'essere nessuno a essere qualcuno, dall'unit alla dualit, dall'interezza alla separazione.  questo il processo che ci impone di estromettere gradualmente Dio e di imparare a credere in un io falso. Il compito principale dell'ego, in questo stadio,  eliminare lo stato nessuno incoraggiando l'Ambizione e creando una nuova (quantunque falsa) identit.
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La citazione che apre questo capitolo indica nell'ego il responsabile dei nostri affanni. Se vogliamo sperimentare la felicit assoluta e vivere una vita piena di gioia, dobbiamo agire come indica Sri Ramana Maharshi e imparare a inaridire l'ego ignorandolo. Ma l'ego  in grado di resistere ai nostri tentativi di ignorarlo, e far di tutto per convincerci a non rinunciare a essere qualcuno. L'ego ci spinge a essere un qualcuno che sia pi importante degli altri qualcuno!
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Ho individuato nell'ego, il falso io, sei componenti. Sono le ragioni che l'ego ci suggerisce per dimostrarci che siamo qualcosa di diverso dal nessuno che potremmo essere rimasti. Dall'infanzia in poi, lungo il percorso per diventare qualcuno, cominciano i condizionamenti. Ecco una spiegazione esauriente di ognuna delle sei menzogne che l'ego vorrebbe imprimerci
dentro:
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1. Io sono ci che ho.
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Arriva molto presto il messaggio che non possedere niente equivale a essere una persona senza valore. Andiamo convincendoci quindi che pi cose accumuliamo pi siamo importanti. L'opinione che abbiamo di noi si sposta dalla consapevolezza di valere per il fatto di esistere in quanto emanazione di Dio alla tendenza a stimare il nostro valore sulla base della quantit di oggetti che possediamo, del loro valore venale, e del prestigio che si suppone conferiscano, nell'opinione altrui, a qualcuno del nostro ambito sociale.
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Una coppia facoltosa di mia conoscenza - che possiede molti oggetti lussuosi e ostenta automobili, abiti, case e iscrizione a circoli prestigiosi - misura il successo nella vita sulla base dello sterminato inventario dei beni posseduti. Ed  evidente che i due hanno un'opinione ugualmente esagerata del proprio io. Pi roba accumulano pi hanno cose di cui preoccuparsi, il che vuol dire rincorrere altre cose, e ancora e ancora, in un carosello senza fine. Fino a quando il marito comincia a domandarsi se tutta la sua vita non sia stata sbagliata.
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 una domanda da considerare con grande rispetto. E se abbiamo passato la nostra esistenza a rincorrere i simboli del successo, accumulando sempre di pi, e impegnandoci a conquistare qualcosa che fosse pi grande o pi bello di quella dei nostri vicini? Il mantra dell'ego  di pi. Un grido che sembra emergere dal profondo: Sarai felice quando otterrai qualcos'altro, qualcosa di pi costoso, qualcosa che ti conferir prestigio e potere!
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Questa mentalit dell'accumulo ha inizio con i giochi dell'infanzia. Se non abbiamo memoria dei nostri primi anni, possiamo averne la testimonianza osservando il comportamento dei bambini oggi: Questi giocattoli sono miei! Quello l  mio! Quando diveniamo adulti, sono le versioni pi grandi e costose dei giocattoli ad affermare il nostro successo. Se perdiamo, o rischiamo di perdere quei beni, ci sentiamo sminuiti, temiamo di essere persone meno importanti. Lo stesso si verifica se qualcun altro ha pi di noi, o quando non siamo in grado di comprare altre cose. La mentalit di valutare se stessi in relazione a ci che abbiamo genera il seguente problema: Se noi siamo ci che abbiamo, ne consegue che, quando non abbiamo, non siamo!
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L'ego  un guardiano spietato. Per quanto lo riguarda  il nostro bene a essere in gioco. Certo sappiamo che siamo arrivati qui con niente, e niente porteremo con noi quando ce ne andremo. Eppure, nel corso della vita, l'ego fa di tutto per renderci schiavi. A lasciarlo fare, saranno i nostri beni a dominarci e a stabilire il nostro valore. Non  raro che le persone, la cui identit dipende dall'ego, cadano in depressione e perfino commettano suicidio quando vedono in pericolo, o addirittura perdono, i loro beni. Uno dei miei versi preferiti nel Tao Te Ching ricorda che ci che conquistiamo ci procura pi problemi di ci che perdiamo e che, se ci sentiamo appagati, non saremo mai delusi.
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Questo modo di ragionare non si addice all'ego, quella parte di noi che ritiene che la nostra autentica natura  correlata a ci che abbiamo, e che non ci pu essere soddisfazione quando siamo privati dei nostri beni. Ecco perch cos tante persone, che lottano per avere sempre di pi, provano scontentezza e angoscia, fino a considerarsi falliti quando, per qualche ragione, l'ammontare dei loro beni diminuisce.
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Il luogo da dove veniamo e dove ritorneremo  una situazione dove i nostri beni non servono per assicurarci gioia e appagamento. La condizione di feto o bambino innocente era di per s sufficiente a provare un grande senso di compiutezza.
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Quando osservavo i miei figli giocare con una scatola di cartone o un rocchetto di filo o dei tovaglioli, vedevo la loro felicit. Si incantavano a osservare una farfalla che svolazzava o una formichina sul marciapiede. Si riempivano di stupore per tutte le piccole cose che entravano nella loro sfera di consapevolezza.  questo il residuo del nostro Da dove - eravamo cos anche noi. Dovremmo imparare a memoria il consiglio di Rumi, il famoso poeta Sufi:
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Vendi la tua intelligenza e compra stupore.
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La nostra ossessione di possedere sempre di pi e la nostra esaltazione per ci che abbiamo sono il segnale che abbiamo permesso al nostro falso io di assumere un ruolo di comando sulla nostra vita. Se a definirci  il falso io vuol dire che a definirci  qualcosa di non autentico.  un fallimento spirituale condurre cos la nostra vita. Ci che siamo non ha niente a che vedere con le cose e nemmeno con il nostro io corporeo. Non abbiamo bisogno di niente per dare contenuto e valore a noi stessi. Noi siamo illimitate espressioni individuali di Dio. I beni e le cosiddette propriet non attestano chi siamo. Noi siamo ci che abbiamo  una convinzione falsa, incoraggiata dalla cultura dominante.
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2. Io sono quello che faccio.
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Presto, nella vita, impariamo che ci che facciamo e quanto meglio lo facciamo possono servire a dare di noi una buona impressione.  gi in grado di afferrarmi un dito, ed  nata da appena sei ore! Mi ha guardato;  talmente sveglio. A tre mesi  gi capace di raccogliere il suo gioco e di tenerlo stretto. Ha mosso il primo passo. Ha detto le prime parole. Sono migliaia le piccole azioni che ci fanno meritare le lodi e ci convincono di quanto siamo speciali e straordinari.
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 il lavoro che svolge l'ego nel tentativo di dirigere i nostri comportamenti. Impariamo che il fatto di compiere azioni - soprattutto se lo facciamo prima e meglio degli altri - ci gratifica. Impariamo a essere persone che agiscono, anzich
persone che sono (che si limitano a essere). Una persona che agisce  valutata sulla base di ci che lui, o lei, fa e come regge il confronto con tutte le altre persone d'azione. Questa mia osservazione non intende essere n critica n intollerante. Mi limito a considerare che l'Ambizione di essere una persona d'azione  stata nei nostri anni formativi un'assoluta priorit.
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A ogni impresa che via via padroneggiavamo (gattonare, camminare, parlare, usare il vasino, andare sul triciclo e poi sulla bicicletta, imparare ad allacciare le scarpe) assumevamo un'identit che ci diceva Quando compi delle azioni - e lo fai prima e meglio dei tuoi simili - acquisti valore. Per i traguardi raggiunti eravamo ricompensati con complimenti, dolci, denaro o qualsiasi altra cosa la nostra famiglia volesse elargire come premio. Sento la necessit di ribadirlo ancora, nessuno di questi stimoli all'azione  di per s negativo; induce per la persona ambiziosa a credere al messaggio personale dell'ego Tu sei ci che fai, che  palesemente falso. Tu non sei ci che fai. Se anche tu non avessi fatto niente in tutta la tua vita, saresti comunque un essere spirituale con un'esperienza umana.
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L'ego ricerca conferme al nostro valore attraverso indicatori oggettivi; lo Spirito opera in maniera completamente diversa. Come afferma Emmanuel,3 oltre l'ego c' la casa, l'entit spirituale:
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La tua mente non conosce la via. Il tuo cuore  gi stato l. E la tua anima non l'ha mai lasciata. Benvenuto a casa.
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Apprendiamo molto presto l'idea che chi siamo  definito dalle nostre imprese. Il nostro sistema educativo enfatizza il risultato, rafforzando il concetto sempre pi. Difficilmente si dir di una medaglia d'oro che  persona di scarso valore. Quando non superiamo una prova, ci pervade un senso di fallimento, e il pensiero di rinforzarci diventa la nostra realt. Dall'asilo al liceo il messaggio  sempre lo stesso: a caratterizzarci  la riuscita delle nostre azioni. Se non operiamo bene, siamo etichettati come scansafatiche.
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 profondamente radicato nella nostra coscienza il concetto di Ambizione quale indicatore del nostro valore, sia agli occhi dei nostri simili sia alla mente di Dio. Idee simili perdurano in ogni aspetto del nostro ego che si manifesta. Il detto popolare Vincere non  un fatto secondario,  tutto rende perdenti tutti i concorrenti, meno uno, dal momento che ogni competizione che ha un vincitore ha inevitabilmente un perdente. In tutti i campi della vita, qualunque cosa noi facciamo tende a definire il nostro valore. L'artista il cui portfolio  giudicato inferiore a quello di un altro spesso si sente sminuito come persona. Cos il cantante che non raggiunge il primo posto in classifica.
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L'addestramento dell'ego continua anche nell'et adulta, fino a sradicare da noi ogni percezione della nostra natura divina in quanto emanazione di Dio, derivata dal non-fare e rivolta al non-fare. L'addestramento dell'ego alimenta un'idea di s che ci fa inaridire in un sentimento di inadeguatezza se il nostro elenco di successi e traguardi  pi povero rispetto a chi ha raggiunto maggiori risultati. La verit  che noi non dobbiamo compiere azioni per apprezzarci come meritevoli e stimati. Se anche non avessimo fatto nient'altro che limitarci a un'esistenza partecipe di Dio, avremmo rispettato perfettamente il nostro dharma. Per paradosso, avremmo verosimilmente creato una vita pi piena e straordinaria.
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In questo momento, io mi limito a scrivere senza agire.  cos. Lascio fluire le idee da me alla pagina. Non mi sforzo per scrivere, sperimentare, combattere, lavorare, o per fare qualsiasi altra cosa - io mi limito a lasciare andar le cose, a lasciar esistere Dio - proprio come faccio con il cuore, i polmoni, il sistema circolatorio, e qualsiasi altro organo che il mio io fisico comprende. Mi lascio esistere senza pensare in grande o mirare a enormi obiettivi, ma avendo in mente l'avvertimento di Lao-Tzu nel Tao Te Ching:
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La pratica del Tao consiste nel diminuire quotidianamente; diminuire e diminuire, fino ad arrivare al non agire. Quando non si agisce, non si lascia nulla di incompiuto. La vera padronanza pu essere acquisita lasciando che le cose vadano per la loro strada. Non la si pu acquistare intromettendosi.
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 vero,  paradossale, per indica esattamente il modo in cui tutte le creature trovano il loro posto. Dio non fa niente, eppure non lascia niente di incompiuto. Se contrastiamo l'ego lasciandolo inaridire per disattenzione, portiamo a compimento ci che siamo stati chiamati a fare e a essere, limitandoci a esistere piuttosto che ad agire. Le unghie crescono, il cibo  assimilato, il cuore batte senza che si renda necessario un nostro intervento.
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David, un regista frustrato,  l'esempio di ci di quanto affermo.4 Espone i problemi insorti in conseguenza del suo intimo convincimento: Io sono ci che faccio. Se non pu realizzare il suo film, perde non solo la felicit, ma anche la sua anima.  solo quando David comincia a lasciarsi andare, a vivere nel presente, a lasciar fluire le idee che entra in campo la magia. Ripeto ci che diventer un tema familiare: Se noi siamo ci che facciamo, ne consegue che, quando non facciamo o non possiamo fare, noi non siamo.  il caso di analizzare attentamente questo punto.
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La maggior parte delle persone cresciute ai nostri giorni  scettica riguardo al non fare niente. Siamo stati svezzati con l'Ambizione, finalizzata soprattutto al fare di pi. Eppure non possiamo trascurare i reali e preoccupanti aspetti del nostro intimo convincimento che siamo ci che facciamo. David perde l'autostima a causa degli insegnamenti del suo ego. Scivola nella depressione e si sente completamente perso - perch ha accettato senza riserve i precetti dell'ego, secondo cui il suo valore come persona  misurato dai suoi risultati. Non poter realizzare il film che ha in mente induce, quindi, David a ritenersi una persona che vale poco. Ma  una conclusione errata, fondata sui criteri di vita del falso io.
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 questo il pericolo se si presta attenzione all'ego piuttosto che all'io autentico. Ogni volta che crediamo di aver fallito, mettiamo in discussione il nostro valore come essere umani. Se siamo malati, o feriti, e quindi non in grado di raggiungere i nostri abituali livelli qualitativi, diveniamo candidati alla depressione o siamo prede di una quantit di disturbi fisici. Nel naturale processo di invecchiamento del nostro corpo  normale avvertire una graduale perdita delle nostre capacit fisiche. Come  normale che gli esponenti della generazione venuta dopo di noi superino i nostri successi, il che succede
regolarmente negli sport competitivi come il nuoto e la corsa. Venute meno le prestazioni di un tempo, ci sembra anche svanita la nostra qualit di persone d'azione. Questo scenario  verosimile solo se diamo credito al falso maestro - il nostro ego.
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Ho raggiunto quell'et, a cui molti si riferiscono come l'et della pensione. Per da molti decenni mi adopero per smantellare il mio ego. Io non mi identifico con il mio lavoro. N con i miei successi. Non sono il mio curriculum vitae. Io vivo, respiro e lavoro secondo il mio io autentico. Come ho gi detto in queste pagine, e in molti miei lavori precedenti, io non mi sforzo a scrivere, io semplicemente scrivo, e lo scrivere  parte di me. Non faccio altro che seguire l'insegnamento di Lao-Tzu, di lasciar vivere in me il grande Tao, che anima tutte le cose non facendo niente.
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Se le cose stanno cos, come si pu concepire l'idea del ritirarsi in pensione? Come posso ritirarmi da quello che sono? E quello che io sono permette agli scritti, alle parole e a tutto ci che faccio di aver luogo. Per neutralizzare l'asserzione dell'ego, che noi siamo ci che facciamo, consiglio di vivere in sintonia con il proprio io autentico. Poi, quando saremo pronti, dovremo sostituire l'Ambizione con il Significato. Nel momento in cui intraprendiamo la svolta verso il Significato capiamo quanto sia assurda la pretesa di ritirarci da quello che siamo. Ho sempre apprezzato queste parole di Picasso: Mentre lavoro, disse, lascio il mio corpo fuori dalla porta, come fanno i musulmani che si levano le scarpe prima di entrare nella moschea.  cos che dobbiamo trattare il nostro lavoro, relegando il nostro corpo fuori e lasciando agire la nostra anima.
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3. Io sono ci che gli altri pensano di me.
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Nel corso della vita siamo bombardati da messaggi dell'ego che cercano di convincerci che il nostro valore dipende dalle osservazioni e dalle opinioni degli altri. Una volta ancora, il falso io proclama come verit che qualcosa o qualcuno esterno a noi  responsabile della nostra attestazione. E, di nuovo,  necessario ricordare a noi stessi chi siamo veramente. Noi siamo parti divine del tutto, espressioni individuali di Dio nate dal grande vuoto. Il nostro io autentico  della stessa natura di ci da cui trae origine. Il nostro rapporto con la nostra parte divina rimane integro e saldo purch noi riconosciamo e ripudiamo la falsa idea che la conferma della nostra autostima sia esterna alla nostra persona.
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Sfortunatamente,  vero che fin dalla tenera et siamo educati a ritenere le opinioni altrui pi importanti delle nostre. Che siano i genitori, i fratelli, gli amici, e gli insegnanti - chiunque intorno a noi, quando siamo piccoli, la loro disapprovazione conta per noi pi del nostro giudizio. Una simile sottomissione ai falsi insegnamenti dell'ego compromette gradualmente la nostra capacit di autostima, portandoci a dubitare  della nostra parte divina.
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L'autostima deriva da sentimenti positivi verso noi stessi, profondamente radicati in noi, non dall'approvazione di altri. La guida di sopravvivenza terrena dell'ego ci impone di essere persone fisiche senza un'anima spirituale. Persegue la falsa idea che il nostro valore sia determinato da ci che gli altri decidono di pensare di noi. Se abbiamo vera conoscenza di noi, possiamo permetterci di ignorare quei messaggi dell'ego e limitarci a considerare le opinioni dei nostri simili per quello che sono - soltanto le loro opinioni.
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Purtroppo, l'ego prova (per lo pi con successo) a neutralizzare la nostra consapevolezza della natura spirituale. Ignari della sua influenza, passiamo un bel po' di tempo nel tentativo di ottenere l'approvazione di tutti quelli che incontriamo. E quando non ci riusciamo cominciamo a interiorizzare i giudizi esterni e sciupiamo gran parte della nostra esistenza cercando di essere chi crediamo l'uno o l'altro voglia che noi siamo.
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L'importanza che conferiamo al giudizio altrui paralizza la spontaneit gioiosa del nostro autentico io. Se gli altri disapprovano, e la loro opinione ci condiziona, noi operiamo un cambiamento oppure ci ritiriamo dalla vista. L'immagine di noi stessi  trasferita in loro e, se loro ci respingono, noi non siamo pi del tutto. La soluzione adottata dall'ego per affrontare un simile dilemma  adattarsi alle opinioni degli altri. Se pensano che siamo stupidi, cerchiamo di convincerli a cambiare opinione sforzandoci di essere la persona che loro vogliono che noi siamo. Cessiamo di esistere se diventiamo riflessi di cosa gli altri pensano.
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Il fatto  che ci che voi siete non ha assolutamente niente a che fare con i pensieri o le opinioni di chiunque altro al mondo. Basta! Quella persona la cui approvazione avete disperatamente cercato potrebbe cambiare idea domani; e, anzich pensare di voi che siete intelligenti, capaci, e avvenenti... potrebbe decidere che siete zucche vuote, e che  meglio che non vi facciate vedere in giro. Se prestate ascolto al vostro io autentico, sarete del tutto inattaccabili da tali giudizi. Se, invece, a dominare i vostri pensieri  il vostro falso io, sarete miseramente artificiosi.  cos che l'ego vi costringe a calpestare il vostro io autentico.
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Quando il principio guida della vita  la ricerca di consenso,  praticamente impossibile realizzare una relazione d'amore con un altro essere umano. Non possiamo donare ci di cui siamo privi. Non siamo in grado di dare agli altri amore e rispetto perch dobbiamo riversarli su noi stessi per affrontare il giudizio degli altri. L'ego alimenta un costante stato di paura, confusione e infelicit.
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Allora, cosa ha a che fare con l'Ambizione tutta questa ricerca di consenso e una bassa autostima? La risposta sintetica  che siamo stati educati a perseguire, per tutta la nostra vita, facendo leva sulla maggiore Ambizione possibile, l'approvazione e la conferma del nostro valore da parte di tutti coloro che hanno una posizione autorevole. L'Ambizione comporta quasi sempre relegare sullo sfondo la nostra vita e le nostre opinioni. Apprendiamo a piacere ai genitori, agli insegnanti, ai professori, alle figure autorevoli, ai capi. Come? Considerando le loro opinioni superiori alle nostre. 
un processo che si svolge giorno per giorno; mese dopo mese; anno dopo anno, spesso a livello subconscio. Il risultato  un io falso impostato sull'ego.
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Quando diamo ai giudizi degli altri un credito maggiore che alle nostre stesse autovalutazioni, rinneghiamo la sapienza che ci ha creato. Pi consolidiamo le nostre convinzioni egocentriche pi siamo portati a credere alla nostra presunzione. L'impulso ad accumulare e realizzare alla fine ci fa dimenticare che il nostro intrinseco valore  la connessione con il nostro io spirituale. In altre parole, la comunione con la Sorgente di vita  relegata in un angolo a favore dell'idea, promossa dal simpatico ego, che noi siamo ci che gli ego della gente pensano di noi!
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 stata una lezione importante per me appresa nel corso degli anni. Quando parlo o scrivo, mi imbatto in opinioni che differiscono dalla mia. Sono consapevole che, se mi rivolgo a un migliaio di persone, ci sar su di me tra il pubblico un migliaio di opinioni diverse. La reputazione di cui godo non  situata dentro di me,  nella gente che legge o ascolta ci che io ho da dire. Di conseguenza, ho imparato a non preoccuparmene. Dal momento che non  insediata dentro di me, preferisco rivolgere la mia attenzione alla mia personalit invece che all'opinione che di me hanno gli altri. Nella mia esistenza la relazione principale  con la Sorgente di vita (con Dio, se preferite).
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Nessuno pu avere fede in Dio, se non ha fede in se stesso, queste parole di Paramananda echeggiano con insistenza dentro di me. Se invece scelgo di rinunciare ad avere fiducia in me stesso ma presto ascolto alle suppliche del mio ego, allora non posso avere fede nella mia Sorgente della vita, perch sono collegate. Queste prime tre componenti dell'ego (io sono ci che ho, ci che faccio, ci che gli altri pensano di me) riguardano il suo desiderio di consolidare la nostra disponibilit a credere che l'universo  tutto attorno a noi, e che siamo classificati in base ai beni che abbiamo accumulato, a quanto abbiamo realizzato, a quanti distintivi di merito siamo riusciti ad assicurarci. Vale a dire, le nostre propriet, i nostri successi, e la reputazione di cui godiamo hanno un significato di primaria importanza.
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Le successive tre componenti che caratterizzano il bagaglio del nostro ego ruotano intorno al desiderio di emergere come identit originale, unica e diversa da qualsiasi altra persona o cosa nell'universo.
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4. Io sono diverso da chiunque altro.
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Se  mossa dall'ego, l'Ambizione spinge ognuno di noi a credere di essere l'unico che conta davvero. Se siamo bene indottrinati da questa convinzione dell'ego, ci  molto difficile prendere in esame l'idea che la Terra esiste senza di noi, o che la Terra ha una sua ragione per essere qui! La parola fondamentale per queste tre ultime componenti del repertorio dell'ego  separazione.
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Se riteniamo di essere unici e diversi da tutti gli altri, mettiamo in atto il programma del falso io. Non dimenticate che siamo emersi dal non-essere, caratterizzato dall'unicit. Cercate di fare vostro questo pensiero di Thomas Merton:
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Noi siamo gi un tutt'uno. Ma pensiamo di non esserlo. Ci che dobbiamo recuperare  la nostra originaria unit.
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Le parole di Merton hanno il suono della verit, e rinnegano il perentorio invito alla separazione che proviene dall'ego.
L'ego insiste sulla separazione per indebolire l'adesione all'io autentico. Se invece riconosciamo e rispettiamo la concatenazione esistente di ognuno con gli altri; con l'aria che respiriamo, con l'acqua che beviamo, con il sole da cui dipendiamo; e, cosa di gran lunga pi importante, con l'invisibile Sorgente da cui siamo animati, l'ego rientra nell'ambito che gli compete.
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L'asserzione di Ramana Maharshi per cui non esistono gli altri  una sublime provocazione e, secondo me, mette completamente fuori gioco l'ego. Incoraggiato dalla nostra certezza di essere separati dagli altri, l'ego sopravvive e prospera. La separazione agisce come fattore di stimolo per la nostra Ambizione, alimentando l'impulso ai confronti con considerazioni del tipo: Io sono pi avvenente, pi elegante, ho pi talento, ho pi successo e cos via. Con questa disposizione profondamente radicata, perseguiamo l'obiettivo di provare la nostra superiorit sugli altri. Se siamo consapevoli che non c' separazione - che non esistono gli altri - non abbiamo pi bisogno di provare la nostra superiorit.
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Di contro, quando ci convinciamo che tra noi e gli altri esiste un legame, non sentiamo pi la necessit di sfidare nessuno, di combattere per ci che riteniamo nostri diritti, di intraprendere guerre, di approfittare degli altri, o di sforzarci per assomigliare a quei tipi che, a parer nostro, rappresentano i vincenti. Quando in ogni altro essere riconosciamo la manifestazione di Dio eliminiamo le cause del conflitto, dal momento che negli altri vediamo noi stessi. Solo allora comprendiamo la saggezza contenuta nelle parole:
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Quando giudichi gli altri, non  loro che tu definisci; piuttosto definisci te stesso come qualcuno che ha bisogno di giudicare. Solo allora ci diventa estraneo il significato della parola nemico, e siamo incapaci di uccidere o intraprendere guerre verso qualsiasi altro esponente del genere umano.
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Come amano dire i Nativi americani: Nessun albero ha rami cos folli da guerreggiare tra loro.
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Lo studio della storia dell'umanit rivela che noi abbiamo combattuto con ogni altro ramo dello stesso albero per oltre il novantacinque per cento della cronaca documentata. Questo perch l'ego ha inculcato in noi il convincimento che siamo separati e che dobbiamo lottare, dominare, e sottomettere gli altri che vivono al di l del fiume, parlano una lingua diversa, praticano un'altra religione, o hanno schemi culturali differenti. La competitivit, la lotta, l'imbroglio, l'ostilit e i conflitti di ogni genere sono incoraggiati dal falso io, creato dall'ego che ci ha convinto a credere all'inganno della separazione.
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L'Ambizione  troppo spesso la spinta a primeggiare giudicando noi stessi superiori agli altri. La realt  che gli altri non sono altro che noi stessi nelle sembianze di altri. Anzich valorizzare la nostra unicit noi ci concentriamo sulla singolarit che l'ego perpetra. Come afferma Lao-Tzu nel Tao Te Ching:
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Non c' perdita pi grave che sentire: Io ho un nemico. Perch quando Io e nemico coesistono il mio tesoro viene offuscato.
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Il tesoro  la forza universale unificatrice che  in tutte le cose: il Tao onnisciente. Per quanto riguarda il bisogno dell'ego di credere nella separazione, le Upanishad, testi religiosi e filosofici sacri indiani, dicono: Quando l'io di un uomo consapevole ha inglobato tutte le cose, che dispiacere, che affanno possono esserci per lui, che un tempo ha avuto esperienza dell'unit? Chad, uomo d'affari,  talmente convinto della sua separazione che dirige la sua azienda senza curarsi in alcun modo dell'impatto sugli altri o sull'ambiente. Verso la fine del filmato, comunque, comincia a notare lo spirito con cui si occupa degli altri Joe, il proprietario del resort in cui Chad soggiorna con la moglie. Quando Chad firma un assegno considerevole in beneficenza per la Casa della Speranza e della Promessa, il suo sorriso ci conferma che ha capito che nella vita c' di pi, oltre a far soldi a scapito degli altri.
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5. Io sono separato da ci che nella mia vita  assente.
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Un vecchio racconto ci narra la storia di un ragazzo che viveva in un piccolo villaggio. Possedeva le doti di un avatar, e la gente si entusiasmava a stargli vicino. Molti abitanti del paese sostenevano che avesse il dono dell'ubiquit, che fosse possibile vederlo in due posti diversi esattamente nello stesso momento. Aveva un'espressione beata, e irradiava serenit intorno a s. Gli anziani del villaggio supplicavano il giovane avatar di svelare loro i segreti di Dio e dell'universo. Uno di essi lo implor: Ti dar un'arancia se mi dici dove  Dio. Il giovane santo rispose senza esitazione, Io te ne dar due, se sei in grado di dirmi dove Dio non .
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La quinta caratteristica dell'ego, il nostro falso io,  il rifiuto ad ammettere che non esiste un luogo in cui Dio non . (Dio  la parola che uso qui per riferirmi alla Sorgente che ha originato tutto il creato.) L'ego ha un legittimo interesse a convincerci che alla nostra vita mancano molte cose. Negando la nostra connessione all'invisibile Sorgente creatrice tutela se stesso. Infatti, quando cominciamo a credere al legame permanente che ci unisce a Dio, viene meno per l'ego ogni ragione di esistere. Se non ci sono luoghi dove Dio non , allora Dio  in ognuno di noi, cos come in ogni cosa, anche in quelle che i nostri sensi ritengono assenti dalla nostra vita.
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Ci significa che, in qualche maniera invisibile, noi siamo connessi a tutto ci che ci sembra assente. La domanda allora potrebbe essere, come palesiamo il nostro desiderio per cose apparentemente non disponibili? La risposta sta nel riallineare noi stessi, in modo tale da consentire all'oggetto della nostra ricerca di entrare in armonia spirituale con noi. L'ego, per, ci spinge a lottare, a raggiungere risultati, a ritenere che non sia mai abbastanza, a competere con tutti gli altri, che sono alla ricerca delle stesse cose mancanti, addirittura a combattere per ottenerle, e infine a riemergere come cercatori insoddisfatti. Perch insoddisfatti? Perch il metodo dell'ego non permette di raggiungere un senso di esistenza pacifica e appagata, nel momento presente.
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Il metodo dell'ego si basa sull'Ambizione, che vuol dire ricerca, competizione, e desiderio di avere sempre di pi. L'ego utilizza il suo potere per incoraggiarci a perseverare nella condizione di persone ambiziose. L'ego definisce l'Ambizione come lotta per essere migliori di chiunque altro, per vincere a tutti i costi, accumulare pi beni, ed essere giudicati dagli altri come persone di indiscusso successo. Ovviamente, l'ego ha bisogno che noi respingiamo l'idea di essere in comunione con l'assoluto che racchiude in s ogni cosa esistente al mondo. Ci richiede invece di dimostrare la nostra adesione all'Ambizione, ponendoci grandi progetti e obiettivi. Pi alte sono le nostre aspirazioni maggiore  la reputazione che acquistiamo come uomini e donne ambiziosi. E pi alziamo il tiro con mire grandiose e piani impegnativi pi ci convinciamo che ci mancano tante cose.
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L'ego grida: Quello che sei  inadeguato! Non vedi di quante cose sei privo? Non hai abbastanza mezzi per acquisire tutto ci che ti serve per dimostrare quanto vali. Se non ti dai da fare, qualcuno arriver prima di te! E allora sarai costretto a dividere la torta! Messaggi di questo genere ci impediscono di vivere la vita da una prospettiva autentica.
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Il nostro vero io sa che non abbiamo bisogno di quella certa cosa in pi per essere realizzati, e che la convinzione che per essere felici sia necessario avere questo e quello potrebbe essere definita una follia. Sa anche, il nostro io autentico, che non ci sono nell'universo cose assenti. L'ego invece  terrorizzato dalla prospettiva che noi possiamo ritenere di avere l'abbondanza e la soddisfazione a portata di mano. L'ego ha bisogno di convincerci che  l'Ambizione il modo giusto di placare il nostro disappunto per tutte le cose che nella vita ci sembrano assenti. Ma non ce la faremo mai a essere pienamente soddisfatti! L'Ambizione, in quanto volont dell'ego, ci costringer a passare l'intera nostra esistenza a rincorrere una nuova meta, che, una volta raggiunta, quasi immediatamente ci spinger ad alzare il tiro verso qualcos'altro che ancora ci manca. Questa estenuante rincorsa non si ferma, corroborata dall'idea che non  mai abbastanza.
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Tuttavia, noi possiamo affrancarci dall'insana ideologia di lotta caratteristica dell'ego, e vivere invece in uno stato di contentezza. Nel processo, la nostra correlazione a ogni persona e cosa risulter con maggiore chiarezza. Anzich combattere per ci che ci appare mancante, e poi, una volta ottenuto, non riuscire a provarne senso di appagamento, possiamo riposare in armonia con la Sorgente di vita. Voltando le spalle all'ego vessatorio, troveremo rifugio nell'assoluto. Mi sembra quindi che la logica suggerisca quanto segue:
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Dio (Spirito o Tao)  ovunque. Quindi, Dio  in me. Dio  in ogni cosa di cui avverto l'assenza.
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Conclusione: Io sono connesso attraverso lo Spirito a tutto ci che percepisco assente. Azione suggerita: Entra in sintonia con lo Spirito e vedrai che ci che ti sembrava assente comincia a manifestarsi.
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Il naturalista John Muir ha descritto il fenomeno cos: Quando cerchiamo di isolare qualcosa da se stessa, la troviamo legata a qualsiasi altra cosa presente nell'Universo. Dobbiamo prestare attenzione a questa fondamentale verit, e ignorare l'insistenza dell'ego che ci sprona ad affannarci per soddisfare i falsi bisogni.
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6. Io sono separato da Dio.
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La sesta caratteristica dell'ego  la sua determinazione a indurci con tutti i mezzi a credere che noi siamo altro da ci da cui proveniamo. L'essenza di Dio e il nostro io terreno restano rintanati in comparti distinti e separati. L'ego  terrorizzato all'ipotesi che noi possiamo pensare di essere partecipi di Dio. La sua supremazia  compromessa se noi accogliamo l'idea della nostra divinit. Infatti, una delle funzioni primarie dell'ego  mantenerci nella convinzione di essere, ognuno di noi e Dio, due entit distinte e separate.
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La coscienza collettiva dell'umanit ci influenza penosamente e vanamente a credere in, e a comportarci come, un dio plasmato dall'ego. Una divinit influenzata dall'ego concede favoritismi, brama l'opulenza, promuove a nome di quel falso dio omicidi e conflitti, ammette indulgenze per favori particolari, punisce comportamenti sbagliati, e ha bisogno di essere vendicato. Queste e molte altre sono le caratteristiche che dipingono un dio creato dalle illusioni di un ego collettivo.
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Nel corso della storia, questo creatore modellato sull'ego con attitudini umane  stato caratterizzato come un'entit separata da noi. Chi non ha in mente Dio ritratto come un uomo bianco, dalla lunga barba fluente, che si libra nei cieli con poteri soprannaturali, e ci sorveglia come un guardiano cosmico, per rispondere talvolta alle nostre preghiere, a seconda dei Suoi capricci e se noi abbiamo obbedito alle Sue regole? Questa entit  vista non come la Sorgente divina che tutto dona, ma come una superpotenza volubile che non esercita la sua facolt di risolvere i nostri problemi, o cura i nostri mali se  nello stato d'animo di concederci speciali doni. Questo  un creatore dell'ego, inventato dall'ego e consacrato a soddisfare le pretese dell'ego.  un creatore che, in virt del suo stesso ego, rimane separato dai soggetti che deve sorvegliare, controllare e punire quando ritiene necessario.
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Cosa dobbiamo fare per uscire da questo schema di pensiero erroneo? L'immagine di far inaridire l'ego, suggerita da Ramana Maharshi nella citazione che apre questo capitolo,  simbolicamente affascinante. Pensiamo alla nostra relazione con Dio, o grande Tao, immaginando l'oceano come rappresentazione simbolica di Dio, e noi stessi come piccoli bicchieri di acqua
dell'oceano. Alla domanda: Cosa c' nel bicchiere? risponderemmo: Un bicchiere di Dio. Non  altrettanto grande o altrettanto potente, ma  un bicchiere di Dio. Se noi vuotiamo il bicchiere d'acqua sul marciapiede, vediamo il contenuto evaporare e poi sparire. Alla fine ritorna alla Sorgente. Mentre l'acqua dell'oceano  nel bicchiere, separata dalla Sorgente,  priva della forza dell'oceano. Ma quando i ricongiunge alla Sorgente  di nuovo parte del potente oceano. L'acqua sul marciapiede, che ha perso la correlazione con la sua Sorgente,  simbolo dell'ego.
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Nella seconda parte del libro, vedremo come preservare l'unione tra la Sorgente e il nostro io autentico che, con il corpo, si trova in questo mondo. Apprenderemo come passare dall'Ambizione dell'ego, e dalla sua fatale perdita di potere, all'assoluto del Significato che dona gioia, l dove ci rendiamo conto che noi siamo tanto di pi dei nostri beni, delle nostre imprese e della nostra reputazione. La svolta verso il Significato elimina il nostro senso di separazione, e illumina la nostra comunione spirituale.
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CAPITOLO 3.
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VERSO DOVE.
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Affrontiamo il pomeriggio dell'esistenza completamente impreparati; cosa ancora peggiore lo affrontiamo con l'errata convinzione che le nostre verit e i nostri ideali ci sosterranno anche allora. Non  cos: non possiamo vivere il pomeriggio della vita come abbiamo vissuto il mattino; perch ci che al mattino era grande la sera sar piccolo, e ci che era vero al mattino la sera sar diventato una menzogna.
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Carl Jung, Gli stadi della vita.
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Il titolo di questo capitolo allude al passo che intraprendiamo per fuggire via dalle pretese dell'ego (il falso io che prospera sull'Ambizione) verso l'io autentico (che  alimentato da, e a sua volta alimenta, il fine). Jung fa ricorso alla metafora del mattino della vita per spiegarci che noi permettiamo all'ego di esercitare la sua influenza dominante. Eppure per ognuno arriva un momento in cui l'influenza dell'ego  cos falsa e sbagliata da costituire una menzogna.
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Carl Jung ci spiega che tutte le verit e ideali che apprendiamo nel corso degli anni in cui costruiamo la fiducia nel falso io sono guide inutili per il pomeriggio e la sera della vita. La svolta ha inizio tra mattino e pomeriggio, quando cominciamo a desiderare con forza e a cercare nella nostra esistenza qualcosa di pi.  in quel momento che iniziamo a prestare ascolto all'appello della nostra anima per qualcosa di pi - qualcosa di significativo - piuttosto che le aride e illusorie offerte dell'ego. Jung ci avverte inoltre che, nell'ambito del pomeriggio e della sera, la guida dell'ego  assolutamente ingannevole.
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Questo capitolo analizza il cambio di direzione rispetto a quella che l'ego vorrebbe imporci, per ritornare con un'inversione a U al nostro Da dove. Ancora pieni di entusiasmo per la vita, affrontiamo il cammino per realizzare il nostro dharma - il Significato della nostra vita. L'inversione a U  la svolta che dall'Ambizione ci riporta al nostro luogo d'origine per soddisfare la promessa del pomeriggio e della sera della nostra vita. La promessa  una vita impregnata dal senso di scopo.
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L'INVERSIONE A U.
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La direzione che prendiamo nella vita  molto pi significativa del luogo in cui ci parcheggia l'ego, nel momento presente. Per esempio, domandarci in quale direzione stiamo andando  di gran lunga pi importante che concentrarci su quanti chili pesiamo o su quando abbiamo fumato l'ultima sigaretta. Prendere con noi stessi l'impegno a cambiare uno stile di vita autodistruttivo vuol dire assumere l'impegno a cambiare direzione, cos puntiamo a perdere peso e a smettere di fumare. Mirare a qualcosa di pi importante e significativo  ancora pi rilevante.
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Se perseveriamo nel prestare ascolto ai falsi bisogni dell'ego, ci allontaniamo dalla nostra Sorgente di vita. L'ego  tenace nel pretendere sempre di pi: pi cose, risultati, posizione, successi, e denaro. Di pi  il mantra dell'ego, che alimenta uno sforzo senza fine con la promessa ingannevole che prima o poi si arriva al risultato. Comunque, ogni punto d'arrivo  seduttivamente trasformato nel desiderio di impegnarsi per avere ancora di pi, a meno che non facciamo la scelta di operare una svolta dalla direzione che la nostra vita sta prendendo. La svolta ha inizio con il processo di frenare lo slancio e la presunzione dell'ego, ma in seguito  necessario continuare il lavoro con un dietrofront per puntare nella direzione opposta. Che non significa perdere la nostra energia, quanto piuttosto porre l'energia al servizio di una vita basata sull'esperienza del Significato e sul senso di scopo.
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L'Ambizione a quel punto  alimentata dalla nostra Sorgente di vita, e vibra a una maggiore frequenza che nel falso io sostenuto dall'ego. Il ritorno alla nostra naturale Sorgente, il Da dove che ho descritto prima come nostro punto di origine, ci avvia sul solco di uno stile di vita che sostiene la potenziale interezza che noi siamo.
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Ecco alcuni dei segnali che indicano la nostra disponibilit ad affrontare la svolta dall'Ambizione al Significato: La ripetitiva insistenza dell'ego a fare e ad avere di pi diventa meno attraente. Invece, cominciamo a provare interesse per quella meta verso cui siamo indirizzati. Poco alla volta una parte di noi comincia a sussurrarsi domande del genere  tutto qui? Di che si tratta? Qual  il punto? Iniziamo a porre domande all'ego, quella parte di noi che sembra aver preso il sopravvento suggerendoci che la vita si misura con quello che facciamo e quello che possediamo. Cominciamo a spostare la nostra attenzione alla Sorgente, che ci indica esattamente l'opposto.
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Il Tao Te Ching ci insegna a lasciar perdere ogni cosa, a eliminare ogni vincolo. In particolare questi versi del capitolo 81 parlano alla voce sfidante dell'ego:
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I saggi non accumulano nulla ma danno tutto agli altri, pi hanno pi danno.
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Avvertiamo che la vita sta prendendo una direzione diversa quando ritroviamo la strada che ci riporta a casa, in senso metaforico. Cominciamo a capire che abbiamo di pi se ci stacchiamo dal bisogno di acquisire e accumulare. Pensiamo a quando Chad, il manager, si libera del suo desiderio di accumulo firmando un assegno per la donazione alla Casa della Speranza e della Promessa. Dopodich offre alla moglie delle rose selvatiche, simbolo della decisione di cambiare corso alla sua vita.
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Invertire la rotta da un'esistenza tutt'altro che autentica a una autentica non significa che non possiamo pi avere abbondanza e prosperit, o che perdiamo l'aspirazione a essere produttivi. Significa che proviamo la naturale felicit di esistere in sintonia con la nostra interezza. Cominciamo a passare dal fare di pi al fare di meno. La nostra Sorgente di vita ci incoraggia a essere come il Tao e a fare di meno. Lao-Tzu afferma che facendo niente ogni cosa  compiuta. Allo stesso modo, ci dice Ges:
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Guardate gli uccelli del cielo, non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre (Matteo 6:26).
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Questa svolta  l'allontanamento dall'Ambizione di guadagnare il mondo intero a cui si riferisce Ges quando chiede:
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Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? (Marco 8:36).
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Lungo il cammino Verso - vale a dire a ritroso incontro alla natura originaria - noi facciamo pi di quanto suggerisca la formula lasciati andare e accogli Dio. Senza fare pressione su noi stessi per raggiungere a tutti i costi un risultato, raggiungiamo la mirabile posizione di realizzare di pi e alla fine sentiamo che c' maggior valore nella nostra vita.
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Cominciamo a evitare i riflettori e ad agire meglio in disparte. La Sorgente di vita ci indica l'umilt come nostro fulcro primario. Ma per anni l'ego ha alimentato in noi la convinzione che il fulcro era acquisire la fama di persona ambiziosa. Nella svolta dall'Ambizione al Significato recepiamo la verit del Tao e ci scopriamo attratti da affermazioni come la seguente, dal capitolo 73:
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Il cielo vince senza combattere.
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Il nostro desiderio si sposta in tal modo in direzione opposta ai comandi dell'ego. Allo stesso modo Ges parla in opposizione all'ego quando afferma:
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Chi  il pi piccolo tra tutti voi questi  grande (Luca 9:48).
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Provate a immaginare a quali difficolt va incontro l'ego quando cominciamo a praticare una sincera umilt! L'ego si fortifica con l'approvazione altrui e con le lodi che raccoglie, per questo non deve sorprendere se il nostro stile di vita  improntato alla ricerca del consenso.  quello che cerchiamo fin dai primi anni dell'esistenza. Ma quando cambiamo direzione e cominciamo ad arginare la presunzione ci affranchiamo dai giudizi altrui, buoni o cattivi che siano.
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La fiducia nell'interezza sostituisce la nostra fiducia nella separazione. L'ego ha a lungo insistito convincendoci che siamo separati da tutti gli altri e perci speciali. L'ostinata certezza della separazione ci ha indotto a confrontarci continuamente con gli altri e a batterci per le nostre aspirazioni - per sostenere tali idee abbiamo imparato ad affrontare battaglie e perfino guerre, se necessario. Il conflitto  una componente fondamentale della fiducia dell'ego nella separazione, e il bisogno di dominare e distruggere gli altri  tutt'uno con quel tipo di mentalit.
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Se riportiamo l'attenzione al nostro Da dove, un senso di unicit comincia a sostituirsi a quello di separazione. La nostra Sorgente di vita ci indica che siamo tutti in una comunione universale, quindi viene meno la spinta alla competizione, il nostro impulso a dominare  sostituito dalla compassione, e il controllo sugli altri non ci d pi piacere. Il linguaggio dello Spirito insegna, con le parole del Tao Te Ching:
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Non dovete mai credere di conquistare gli altri con la forza. Tutto ci che si ottiene con la forza andr subito in rovina. Non  in sintonia con la Via.
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Tutti i conflitti, siano essi nella nostra vita personale o nel pi vasto mondo, scaturiscono perch ci allontaniamo dalla Sorgente di vita. Come conseguenza del consenso alla separazione, l'ego ci guida verso la forza invece che verso l'autoaffermazione. Le parole di Ges ancora una volta sono in sintonia con i versi dell'antico Tao:
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Beati gli operatori di pace, perch saranno chiamati figli di Dio (Matteo 5:9).
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Prendiamo un'altra persona: Joe. Non sappiamo se  un addetto alle pulizie, un giardiniere, o forse un cameriere. Quello che  evidente  che il suo ego  senza pretese; svolge le sue mansioni al servizio degli ospiti del resort con atteggiamento calmo, sensibile, e sinceramente gioioso. Significato e scopo hanno sostituito in Joe ogni necessit di Ambizione e controllo. Il suo modo d'essere illustra bene nel filmato quale diventa il nostro comportamento quando facciamo nostra la consapevolezza della totalit che tutti ci collega.
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Cominciamo a capire che nello Spirito siamo in comunione con tutto ci che sembra assente dalla nostra vita. Nel mattino della vita l'ego ci ha convinto che siamo separati da qualsiasi cosa risulta assente nella nostra vita, e che dobbiamo rincorrere i nostri desideri. Ci spinge a impegnarci, affannarci, combattere, lavorare duro e mettere in atto un approccio alla vita decisamente ambizioso - con ostinazione ci persuade che  proprio quello il modo per guadagnare presso i nostri
pari la reputazione di persone di successo. Convinti di essere separati, arriviamo alla conclusione che ci che ci manca lo dobbiamo alla separazione. Eppure deriviamo da un'unit, che non contempla simili situazioni.
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La nostra Sorgente di vita ci ricorda sommessamente che siamo in comunione con ogni altra cosa, ne consegue che siamo connessi anche con ci che pensiamo assente. Questo capitolo enfatizza il fatto che operando la svolta torniamo indietro Verso qualcosa che all'ego  estraneo. Il Tao Te Ching ci ricorda che il grande Tao  onnipresente, vale a dire che non c'
luogo in cui non sia. E Ges afferma:
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Il regno di Dio  in mezzo a voi (Luca 17:21).
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L'ego, d'altra parte, definisce la separazione come dissociazione da tutto ci che non possiamo afferrare con i sensi. Quando ci volgiamo indietro nella direzione che ci riconnette alla nostra Sorgente di vita, il percorso  caratterizzato da un allineamento in cui noi pensiamo e agiamo come il Tao che fluisce ovunque. Il Tao che colma tutte le creature come il cielo, ma non le domina. Tutte le cose ritornano a lui come alla loro casa, ma lui non comanda su di loro. Se ci muoviamo in questa direzione non sentiremo mancanza o necessit di nient'altro. Saremo soddisfatti e grati per tutto ci che avremo.
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Cominciamo a credere alla sapienza che ci ha creato. L'ego non smette di dissuaderci dal credere alla nostra divinit, ripetendoci che siamo separati da Dio. La Sorgente di vita, invece, ci dice che noi siamo parte indissolubile di Dio. Se crediamo all'insegnamento di Ges Io e il Padre siamo una cosa sola (Giovanni 10:30), riusciamo a ignorare l'ego.
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Mentre intraprendiamo il nostro viaggio di ritorno, vediamo che assurdit sarebbe continuare a credere che la nostra Sorgente di vita possa essere separata da noi. Noi sappiamo che non siamo creature isolate e impaurite, il cui destino  nelle mani di un dio capriccioso e a volte cattivo. Noi cominciamo a vederci come ci ha descritto Lao-Tzu:
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Con il corpo e l'anima abbracciamo l'unit.
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Smettiamo di porre al centro il nostro ego materiale e non riusciamo pi a vederci separati da Dio. Riconosciuta l'unicit con la nostra Sorgente, diamo inizio a un processo di riallineamento, con pensieri e meditazioni che ci avvicinano a Dio. Conquistiamo la saggezza necessaria a comprendere le parole scritte da Thomas Troward: Se mediti con pensieri che si armonizzano con lo Spirito che d origine, hai lo stesso potere dello Spirito che d origine. Questo concetto  un anatema per l'ego. Ma l'interezza, l'unit, che noi veramente siamo, si rivela quando cominciamo a credere nella saggezza che ci ha generato.
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COSA CI ASPETTIAMO QUANDO CAMBIAMO DIREZIONE ALLA NOSTRA VITA.
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Come capita con tutto ci che  nuovo, il passaggio dal mattino della vita al pomeriggio e quindi alla sera provocher alcune situazioni sorprendenti. Il nuovo corso, dall'Ambizione al Significato,  spesso favorito da un evento inatteso. Ho potuto constatare che ogni mio avanzamento spirituale  stato preceduto da una sorta di caduta - infatti,  praticamente una regola universale che una caduta, di un tipo e di un altro, preceda una svolta importante. Una caduta pu essere un evento imbarazzante che smaschera il ruolo preponderante che abbiamo concesso all'ego di svolgere nella nostra vita, come  capitato a me quando sono stato indotto a porre fine al mio sodalizio con l'alcol.
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Altri tipi di cadute possono riguardare un incidente, un incendio che distrugge tutte le cose per accumulare le quali avevate lavorato duro, una malattia, la fine di una relazione, un lutto o un'offesa grave che provoca un forte dolore, un abbandono, una seria dipendenza, un fallimento sul lavoro, una bancarotta, o simili. Quando, come in casi del genere, si tocca il fondo, a quel punto si trova l'energia necessaria per compiere la svolta, che ci allontana da una vita guidata dall'ego verso un'esistenza piena di scopo.
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Quando ero al liceo, ero il saltatore in alto della squadra di atletica maschile. Per prepararmi a superare l'asticella mi avvicinavo all'area del salto e mi abbassavo pi che potevo. Abbassandomi assumevo la posizione che mi avrebbe dato l'impulso a spingermi abbastanza in alto per volare sopra l'asta. Secondo me questo rappresenta in maniera efficace quanto succede prima della svolta: in senso metaforico, abbassarsi indica che siamo scesi abbastanza per raccogliere l'energia necessaria a
cambiare la direzione della vita.
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Ogni caduta ha in s il potenziale per spingerci verso una posizione pi elevata. Pu essere necessario toccare veramente il fondo, conoscere la disperazione dell'anima, per liberarci dalla morsa di un ego ben radicato. Nascosta in ogni sventura c' la buona sorte  un concetto del Tao che sembra attribuire importanza a quei periodi della vita in cui sperimentiamo un tracollo. Senza quella particolare disgrazia la buona sorte non si presenta.
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Elisabeth Kbler-Ross inserisce eventi simili anche nell'azione della natura: Se avessimo protetto i canyon dalle tempeste di vento, non potremmo ammirare la bellezza delle loro fenditure.5 Le tempeste della vita sono eventi potenzialmente carichi di significato, e noi dobbiamo servircene come stimolo verso traguardi pi importanti. In realt io sostengo che pi alto  il fine che ci siamo prefissati nella vita pi alte e dure saranno le cadute che affronteremo.
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Un leggero infarto mi ha aiutato a diventare pi comprensivo verso le sofferenze altrui. Essere cresciuto nelle case di accoglienza mi ha insegnato da bambino ad avere fiducia in me stesso, e di conseguenza a diventare uno psicoterapeuta che insegna come avere fiducia in se stessi. Una dolorosa separazione da mia moglie mi ha portato a scrivere con animo pi compassionevole. Sono venuto al mondo per compiere grandi cose; quindi non sono affatto sorpreso quando mi si presentano sfide e cadute a ripetizione. La verit  che io sono convinto che ogni grande sfida  un'opportunit per crescere a un livello spirituale superiore, dove la riconoscenza gradualmente sostituisce il rimorso. Aderisco completamente alle parole di Rumi, che spiegano una verit per me essenziale:
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Il percorso spirituale fa naufragare il corpo e poi lo riporta al benessere. Distrugge la casa per dissotterrare il tesoro e con il tesoro la ricostruisce migliore di prima.
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 esattamente la mia esperienza, se mi volto indietro al percorso che mi ha portato a cambiare direzione e a operare la svolta dall'Ambizione allo Scopo. Ogni caduta ha portato alla luce un tesoro che era in me e che non si sarebbe rivelato se la mia casa non fosse andata distrutta. Quelle tempeste di vento della vita hanno contribuito a scolpire la sostanza del lavoro che milioni di lettori e seguaci apprezzano.
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Tutti i personaggi di cui ho parlato provano l'esperienza di stanare l'ego prima di intraprendere la strada per una vita pi significativa. David, il regista, quasi collassa quando riceve la notizia che manda in frantumi i suoi sogni di successo. Chad, il manager, deve affrontare la rabbia della moglie, che aspetta un bambino, e vede in pericolo il matrimonio a causa del suo ego. E poi ci sono Quinn e Jason, una coppia con due bambini - Jason si cimenta con il problema di trasformarsi temporaneamente in uomo di casa per consentire a Quinn di esprimersi come artista assecondando il proprio dharma. Il fatto  che tutti questi scivoloni, di entit minore o catastrofica, sono esperienze che possono costituire i punti di capovolgimento che elevano le coscienze individuali a un livello in cui Significato e scopo sono pietre di paragone delle loro vite.
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Gli elementi che compongono l'ego hanno pretese completamente diverse da quelle della Sorgente di vita. Lo spirito ci  richiama all'origine per un perfetto allineamento con il nostro Creatore; l'ego si muove a gran velocit nella direzione opposta. Possiamo entrare in perfetta comunione con lo Spirito se proviamo il desiderio di fare l'inversione a U finch siamo in vita... e di avere l'esperienza piena della sera della vita.
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PREPARARE L'INVERSIONE A U.
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La Bhagavad Gita ci dice: Siamo nati nel regno della natura; la nostra seconda nascita  nel regno dello Spirito. Contenere l'influenza dell'ego  l'inizio della seconda nascita. Con la sottomissione dell'ego noi stimoliamo il sostegno e l'assistenza dello Spirito d'origine, e cominciamo a percepire le simultaneit che accadono nella nostra vita. Le persone di cui abbiamo bisogno si manifestano, le circostanze si concatenano in modo da guidarci nel cammino del nostro dharma, le possibilit economiche si concretizzano come mai era successo prima, eccetera.
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Nelle parole di Patanjali: Le forze, le risorse e i talenti sopiti si svegliano, e scoprirete di essere persone assai pi in gamba di quanto avevate mai osato immaginare. Questo grande filosofo Hindu allude a quanto accade quando facciamo nostra una mentalit spirituale, anzich quella dominata dall'ego: ci che prima appariva non-esistente all'improvviso si anima.  questo il risultato del cambio di direzione della vita e della consapevolezza della Direzione cui tendiamo.
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La cosa pi importante che possiamo fare per neutralizzare l'influenza dell'ego  dire a noi stessi pronti! Ricordate l'antico motto che avverte: Quando lo studente  pronto, il maestro compare. Maestri e insegnamenti sono sempre a disposizione, durante tutto il corso della nostra vita. Se  l'ego a gestire le cose, i maestri vengono ignorati. Ma, quando acquisiamo piena consapevolezza di essere pronti a vivere una vita tesa allo scopo e piena di significato, rimane ben poco da fare. Cominciamo a vivere in un mondo diverso da quello di cui abbiamo esperienza in quanto persone pilotate dall'ego. In
pi occasioni ho scritto e detto: Quando cambiamo il nostro modo di vedere le cose, le cose che vediamo cambiano. In termini succinti, ecco cosa accade quando l'ego compie un'inversione a U e si orienta verso la direzione del nostro luogo di origine:
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I 7 passi per l'inversione a U.
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1. Ci muoviamo verso l'autoaffermazione. Il nostro ego si  sempre concentrato sul potere esterno. Quando ci indirizziamo verso lo Spirito, per, sostituiamo l'esigenza dell'ego di influenzare situazioni esterne o altre persone con la propensione alla presa di coscienza di s. Poniamo fine alle estenuanti battaglie dell'ego e ci spostiamo verso il Significato. Lo facciamo attraverso una consapevole e compassionevole curiosit, e avendo cura per prima cosa e sopra a tutto del nostro io profondo. La non interferenza diviene una priorit rispetto all'aver ragione o al dominare gli altri.
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2. Ci vediamo connessi a tutti gli altri. L'ego si sente separato e distinto dagli altri, un essere in se stesso. Ma quando ci volgiamo indietro verso lo Spirito riconosciamo la concatenazione. L'essenza di vivere una vita di scopo  pensare come pensa Dio, e la Sorgente della creazione della vita intera  appunto questo - responsabile per la vita intera. Noi condividiamo tutti la stessa Sorgente e abbiamo un identico destino. Il fatto di considerarci come parte gli uni degli altri elimina il bisogno di competere.
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3. Siamo motivati dall'etica, dalla serenit e dalla qualit della vita. L'ego  incitato dai risultati, dal successo e dalle acquisizioni che provengono da fuori. Ma quando ci rivolgiamo allo Spirito spostiamo la nostra attenzione sulla ricerca interiore. La preparazione per una vita di scopo contempla una radicale svolta del nostro atteggiamento che si orienta verso sentimenti pacifici, comportamenti onesti e inclinazioni caritatevoli verso il prossimo.
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4. Accettiamo la possibilit, addirittura l'aspettativa, che i miracoli facciano parte della vita. Quando ci volgiamo verso lo Spirito che tutto origina, si indebolisce l'investimento dell'ego in un'interpretazione scientifica di causa-effetto della vita. Avvertiamo la presenza di qualcosa di misterioso e insondabile, e abbandoniamo lo scetticismo, confidando meno sui nostri sensi e molto di pi su un modo di sapere intuitivo.
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5. Pratichiamo l'esercizio della meditazione. L'ego rifugge la pratica della meditazione e spesso la etichetta come una perdita di tempo - o, peggio ancora, una follia. La svolta verso la Sorgente di vita ci porta a cercare il silenzio per unirci in maniera consapevole a Dio come elemento naturale di una vita piena di significato.
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6. Cominciamo a riconoscere noi stessi nella bellezza e nella complessit della natura. L'interesse dell'ego a contemplare la bellezza della natura  minimo. Quando noi ritorniamo in direzione dello Spirito, il nostro interesse nei miracoli che si manifestano nel mondo naturale  sconfinato. Lontani dall'ego cresce la nostra propensione a vivere in armonia con l'universo, anzich esercitare influenza e potere su di esso.
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7. Siamo meno portati a giudicare, e pi disponibili alla comprensione e al perdono. L'ego  inflessibile riguardo all'importanza della vendetta. Tornare alla Sorgente fa s che diventa per noi una gioia avere l'opportunit di perdonare. Rincorrere e ottenere la vendetta, la ritorsione, e la rappresaglia ci impediscono di avere finalit significative e di vivere una vita di Significato. Aderiamo con convinzione alla regola che non dobbiamo definire gli altri secondo i nostri giudizi; piuttosto definire noi stessi come persone che non possono fare a meno di giudicare.
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Queste sette differenze tra le aspirazioni dell'ego e il desiderio di vivere una vita di significato potrebbero agevolmente diventare settanta volte sette. In estrema sintesi, il processo di svolta verso il Significato implica riconsiderare il nostro ruolo in questo magnifico, misterioso universo da una prospettiva spirituale. Divenuti consapevoli del nostro anelito a una maggiore pienezza e senso di scopo, ci rendiamo conto che l'ego non  in grado di soddisfare il nostro intenso desiderio. Che sia personalmente formulato o no, non possiamo raggiungere l'autenticit dal falso io, che  l'ego.
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Ci  illustrato in maniera chiara dalle storie personali di David, Chad e Quinn. Li sappiamo frustrati per l'incessante lottare, che  il modus operandi dell'Ambizione in una vita dominata dall'ego, e li osserviamo compiere la svolta verso il Significato e scoprire conseguentemente la gioia di arrivare. Ma poi l'ego perde la sua influenza nel momento in cui i tre personaggi realizzano che sono stanchi di lottare senza sosta per non arrivare mai.
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Il segnale che stiamo entrando nella fase Verso dove del cambiamento arriva quando ci rendiamo conto che non ne possiamo pi di batterci senza tregua senza arrivare mai. La nostra concezione del mondo cambia quando permettiamo ai momenti quantum di attirare, e poi trattenere, la nostra attenzione.
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UN MOMENTO QUANTUM PU CAPOVOLGERE LA VITA.
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Sono migliaia le testimonianze di persone che hanno vissuto l'esperienza del cambiamento della loro consapevolezza verso la vita. Queste persone hanno fatto il passo da una vita pilotata dall'ego a una spiritualmente bilanciata, e sono diventate persone pi autentiche. Sono quattro le qualit che ci aiutano a riconoscere i momenti quantum, quelli che hanno le
potenzialit di introdurci al nostro io autentico. Nel loro saggio Quantum Change: When Epiphanies and Sudden Insights Transform Ordinary Lives, gli autori William R. Miller e Janet C'de Baca affermano che il cambiamento quantum  una trasformazione personale intensa, sorprendente, benefica e durevole.
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Ci che segue  come io vedo queste quattro qualit - in un ordine leggermente diverso - messe in relazione con il nostro percorso di svolta dall'Ambizione al Significato:
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1. Sorprendente! Potrebbe sembrare contraddittorio sapere in anticipo che sar una sorpresa, ma tutti riferiscono che i momenti quantum arrivano improvvisi, senza invito, e imprevisti. Ci si verifica quando sincronicit e serendipity6 collaborano per sbalordirci. Con un atteggiamento di resa, ci lasciamo abitare dalla vita. Diventiamo lo studente che si sente preparato, con l'insegnante che interviene al momento giusto. Un tale evento per  generalmente preceduto da una caduta.
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Ho gi fatto cenno in questo capitolo alle cadute che spesso preludono a un progresso spirituale. Sembra quasi lo schema costante dell'universo, e io stesso potrei raccontare molti esempi tratti dalla mia personale esperienza. Come ho gi ricordato, ho preso la decisione definitiva di vivere una vita senza alcol dopo aver vissuto un momento quantum assolutamente sorprendente.
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Quel giorno, mi sono svegliato alle 4:07 del mattino percependo una voce, un delicato profumo di rose, e la sensazione inebriante di essere in presenza dell'energia divina. Poi la mia camera da letto, le cui finestre erano chiuse,  stata attraversata da una lieve brezza, e io sentendo la pelle d'oca su tutto il corpo sono stato colto da un senso di stupore. La voce mi ha detto che con l'alcol avevo chiuso e che sarebbe stato facile rinunciarci.
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Sono passate due decadi da allora, e posso affermare con assoluta onest che ci che mi era stato detto si  rivelato vero al cento per cento: non ho pi avuto in vita mia la tentazione di cedere all'alcol. Per me  stata un'assoluta sorpresa. Comunque, avendo io intrapreso il cammino verso lo Spirito, nel corso degli anni ho avuto molte sorprese del genere, che mi hanno portato a riflettere e condotto a una maggiore coscienza spirituale.
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2. Intenso! I momenti quantum che capovolgono la vita si caratterizzano anche per la loro grande intensit. Ancora oggi, sono in grado di ricordare ogni dettaglio di quello spettacolare momento quantum in cui posi fine al consumo di alcol. Le lenzuola nel letto, gli abiti sulla porta dello spogliatoio, un piccolo disegno fissato sullo specchio sopra il cassettone, il portamonete sul pavimento, il colore dei muri, una scalfittura sulla testiera... il ricordo  cos intenso oggi come lo era pi di vent'anni fa. Ho l'impressione che quando lo Spirito chiama crea un punto esclamativo per enfatizzare il suo intervento.  un'intensit che non ci abbandona pi.
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3. Benefico! La terza qualit dei momenti quantum  che danno benessere. Per esempio, l'avventura all'alba di cui ho appena parlato  stata uno dei momenti pi sereni e beati di cui io abbia avuto esperienza. Mi ha avvolto un senso di benessere completo,  stato come essere cullati dalle braccia amorevoli e generose del Creatore. Da anni riflettevo sulla mia abitudine di bere alcune birre ogni sera. Cercavo di ricordare una sera trascorsa senza una birra e non riuscivo a rammentarne una nei dieci anni precedenti e oltre. Dicevo a me stesso che non era una dipendenza, perch mai mi ero ubriacato n avevo messo a rischio me stesso o altri guidando sotto il suo effetto.
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In realt, dentro di me, nel mio intimo, ero consapevole che non riuscivo a rinunciare a quelle birre, che interferivano nella mia vita in modi potenzialmente dannosi. Eppure non l'ho mai ammesso - fino alla caduta e al mio momento quantum. Oggi ritengo che quella visita mattutina, qualunque cosa sia stata, mi ha regalato uno dei momenti pi estatici e sereni della mia vita. L'esperienza del benessere di quel momento quantum mi ha guidato verso un mondo totalmente nuovo dove il Significato ha sostituito l'Ambizione dell'ego.
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4. Durevole! La quarta caratteristica di un momento quantum  che non passa mai. La verit durevole del mio esempio  che sono nella terza decade di completa astinenza. Se avessi continuato nella mia abitudine di bere birra, molto probabilmente non avrei vissuto abbastanza per scrivere ci che vi sto raccontando ora.
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Nel corso del processo che ci guida verso una vita basata sul Significato anzich sull'Ambizione dell'ego, avremo l'esperienza di un momento quantum sorprendente, intenso, benefico e durevole. Quel momento arder nella nostra coscienza come un'immagine vivida che non sar dimenticata. Qualcuno l'ha descritto come una doccia calda che penetra dentro di voi e la cui traccia benigna dura all'infinito.
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COME CAMBIA LA VITA DOPO L'ESPERIENZA DI UN MOMENTO QUANTUM.
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I miei primi libri si concentrano quasi esclusivamente su strumenti psicologici semplici ma efficaci che suggerisco ai lettori per affrontare i problemi. Non ci sono riferimenti a Dio o a un io superiore nei primi quindici anni della mia attivit editoriale. Oggi, i miei valori e i miei scritti riflettono la svolta dall'Ambizione al Significato, subentrata in seguito nella mia vita e nei miei lavori. Se io avessi provato a vivere il pomeriggio della mia vita secondo il programma della prima parte della mia esistenza, avrei vissuto una vita fasulla, come evidenzia Carl Jung nell'ultima frase della citazione che apre questo capitolo.
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Prima dei momenti quantum la mia vita era plasmata per lo pi dal mio ego. Probabilmente avrei risposto come gli uomini e le donne che hanno partecipato agli studi riportati in Quantum Change: dopo aver chiesto a ogni individuo di descrivere quali effetti aveva avuto sulla sua vita l'esperienza di un momento quantum, gli autori sono arrivati alla conclusione che il sistema di valori personali ne era stato spesso capovolto.
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Per gli uomini i cinque valori importanti, prima del loro momento quantum, erano: ricchezza, avventura, successo, piacere e reputazione. Li definisco i valori del mattino, di quella fase antecedente alla svolta dall'Ambizione al Significato. Non c' sottinteso alcun giudizio,  la semplice enunciazione delle cinque qualit che l'ego riteneva importanti e necessarie per il successo. Molto presto nella vita, gli uomini imparano che il loro compito  far soldi e che il loro valore dipende dalla quantit di ricchezza accumulata. La maggior parte dei maschi che diventano adulti in una societ che enfatizza l'ego fa riferimento a simili valori condivisi. Un uomo ritiene che deve accumulare ricchezze, avere avventure, raggiungere risultati a tutti i costi, e ricercare la soddisfazione di diventare una persona importante. Sono il primo. Finch provo piacere, va tutto bene. E il bisogno di essere rispettati a ogni costo  la causa vera dei conflitti che infuriano in questo mondo dominato dagli uomini, devastato dalle guerre.
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I valori che uomini di quel tipo (e tra loro includo me stesso) giudicano primari dopo un momento quantum  uno dei principali messaggi del Cambiamento. La priorit assoluta diventa la spiritualit, un valore che non compariva affatto sulla loro lista quando vivevano il mattino della loro vita.  proprio cos, imboccato il cammino verso il pomeriggio della vita, la spiritualit sale al primo posto. Quantum Change asserisce che per quegli stessi uomini le cinque caratteristiche con maggior valore erano poi diventate: spiritualit, pace personale, famiglia, volont di Dio e onest.
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 facile comprendere perch un momento quantum deve essere visto come un capovolgimento della vita! Si tratta di un radicale allontanamento dalle suppliche dell'ego e di un ritorno al desiderio di una vita vissuta secondo il disegno di Dio all'insegna di pace, famiglia, amore e onest personale.
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Per le donne, il cambiamento dai messaggi inviati dall'ego nel mattino  altrettanto affascinante. La scala di priorit dei loro valori prima del momento quantum indica al primo posto la famiglia. Non pu sorprendere in quanto le donne sono state programmate a ritenere che, pi di tutto il resto, conti essere madre/figlia/moglie. Con questa affermazione non intendo denigrare i ruoli femminili di madre, figlia, sorella, nonna eccetera; ma asserire con convinzione che per una donna c' molto di pi dei compiti che le sono stati assegnati. Ogni donna ha un dharma. Eppure molto spesso tende a relegare il suo personale dharma in un ruolo marginale rispetto a quelli che concede alla famiglia.
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Gli altri valori ritenuti importanti prima del momento quantum erano: indipendenza, carriera, linea, fascino. Da questo punto di vista le donne vivono dei conflitti difficili. Vogliono essere buone madri, eppure indipendenza e carriera sono al vertice delle loro aspirazioni. Per di pi, prima del momento quantum, ritengono molto importanti la taglia e essere affascinanti. Tuttavia dopo aver accolto il cambiamento verso il pomeriggio della vita, spesso aiutato da una sorprendente esperienza di momento quantum, le donne confermano che i loro valori hanno assunto tutta un'altra consistenza.
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Il saggio Quantum Change afferma che, dopo il quantum, al primo posto  indicata la crescita personale, seguita da autostima, spiritualit, felicit e generosit - cinque desideri che non comparivano nell'elenco delle aspirazioni di vita nel mattino di queste donne. Via via che esse acquisivano consapevolezza della loro natura spirituale, l'opinione che avevano di s cominciava a cambiare. Se nella fase precedente i concetti di spiritualit e autostima non erano per loro valori importanti, dopo i momenti quantum sentivano un diverso ordine di valori ed erano proiettate in una direzione nuova: il pomeriggio pieno di scopo della vita.
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Raccomando William R. Miller e Janet C'de Baca per la loro ricerca innovatrice e vi consiglio caldamente di leggere il loro libro. Vi garantisco che sar per voi una lettura affascinante, come  stato per me.  molto pertinente chiudere questo capitolo intitolato Verso, cio il nuovo corso da dare alle nostre vite quando ci apriamo al cambiamento, con le parole conclusive della citazione da Carl Jung posta in apertura a questa sezione:
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Perch ci che era grande al mattino sar piccolo alla sera, e ci che al mattino era vero alla sera sar diventato una menzogna.
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La nostra vita, e le vite di coloro che incontriamo, saranno svuotate da ogni inganno quando avremo eliminato il falso io e ci saremo indirizzati verso il pomeriggio e la sera.  questo l'argomento del prossimo e ultimo capitolo, dal titolo Significato.
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CAPITOLO 4.
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IL SIGNIFICATO.
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La vita non ha significato Se non persegue un fine oltre se stessa; se non  di aiuto a qualcun altro.
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Abraham Joshua Heschel.
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L'unico modo possibile di dare un significato all'esistenza [umana]  elevare la sua naturale relazione con il mondo a un livello spirituale.
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Albert Schweitzer.
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Eccoci alla fine, che paradossalmente risulta identica alla condizione da cui abbiamo avuto origine. Nel percorso dall'Ambizione al Significato il nostro scopo  stato ritornare alla situazione da cui abbiamo avuto origine, e, con le parole di T.S. Eliot, conoscere il posto per la prima volta. Noi siamo venuti da un luogo non-luogo di scopo e significato. Al momento della nascita abbiamo assunto un falso io, conosciuto come ego, e abbiamo trascorso una parte della nostra vita sforzandoci di soddisfare le sue brame ambiziose. In seguito abbiamo compiuto un cambio di direzione e abbiamo cominciato un percorso di ritorno verso casa. Eccoci ora nel pomeriggio della vita carico di significato, il luogo dove, per parafrasare le parole di Emmanuel, gi citate nel libro:
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La nostra mente non conosce il cammino, il nostro cuore ci  gi stato, e la nostra anima non l'ha mai abbandonata. Benvenuti a casa!
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Arrivati a casa, ogni tregua che ci concediamo rappresenta lo scopo della nostra vita. Non ci affanniamo pi per vincere; ottenere l'altrui approvazione; soddisfare le aspettative che altri hanno riposto in noi; compiacere l'idea che altri hanno del nostro dharma; oppure conseguire, realizzare, o accumulare. Ci sentiamo liberi da conflitti, certezze, pretesa di ragione, lotte, supremazie, egemonia e senso di superiorit. Tutto questo bagaglio dell'ego perde la sua forza e capacit di attrazione quando arriviamo a casa, dove ad accoglierci  il Significato.
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Molti anni fa, dopo una conversazione con il mio amico Ram Dass, scrissi queste parole: Per tutta la vita ho cercato di essere qualcuno. Ora finalmente sono qualcuno - per non sono io. Mi sono impegnato molto per diventare quella persona che gli altri ammiravano per l'impeto del suo ego, per i traguardi raggiunti, per la ricchezza accumulata, e una casa piena di attestati di merito... eppure alla fine ho capito che quella persona non ero io. Gli elementi dell'ego erano ben radicati, ma io avevo tanta strada da percorrere prima di poter affermare con sincerit: Sto vivendo secondo il mio dharma. Sono consapevole dello scopo, e la mia vita significa qualcosa.
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Le parole di Abraham Heschel citate all'inizio di questo capitolo spiegano ci che mancava. Egli afferma che la pienezza di significato  impossibile se la vita di ognuno non serve un fine oltre se stessa; se non  di aiuto a qualcun altro. Quella persona che io volevo essere - quella che, a ogni buon conto, io ero realmente diventato - non era il mio io autentico. Sono venuto al mondo, esattamente come voi e chiunque altro, con niente (vale a dire, nessuna cosa). Lascer questo mondo nello stesso modo, con niente.
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Cosa ne concludo? Dal momento che non ci  concesso di conservare niente di ci che realizziamo e accumuliamo, l'unica cosa che possiamo fare nella nostra vita  distribuirlo. Albert Schweitzer, un uomo che ammiro molto, spiega nella seconda citazione che apre questo capitolo che la maniera per conferire Significato alla vita  elevare la nostra coscienza a una
consapevolezza spirituale, piuttosto che a quella materiale. Questo implica imparare a pensare come pensa Dio,  proprio questo che io enfatizzo nelle pagine di questo libro.  questo il grande cambiamento: allontanarsi dall'ego e ritornare all'unicit dello Spirito, anzich rimanere vivi, in realt morti, aderendo al falso io.
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PREPARARSI A UNA VITA DI SIGNIFICATO.
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Cosa vuol dire vivere la vita in quella Casa libera dall'ego? Come potete immaginare, Lao-Tzu ci offre al riguardo alcuni indizi. Per prima cosa, sottolinea quali sono le condizioni necessarie per cogliere il senso di paradiso in Terra, che si intende con la parola Immortalit:
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Le pratiche mistiche per raggiungere l'immortalit sono rivelate soltanto a coloro che hanno reciso tutti i legami con la realt puramente terrena della dualit, del conflitto, e del dogma. Finch sopravvivono le tue superficiali ambizioni terrene, la porta non si aprir.
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Se non riusciamo nemmeno a dare inizio a un simile processo, in altre parole, noi rimaniamo con le frustrazioni dell'ego e la porta per l'immortalit non si apre. Per vivere una vita di Significato,  indispensabile separarsi con un taglio netto dall'ego, sciogliere ogni legame con ci che Lao-Tzu chiama il mondo delle diecimila cose. Ecco il suo monito:
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Quando riuscirai a congiungere la tua energia con la realt divina attraverso una profonda consapevolezza e la pratica della virt che non discrimina, potrai conoscere le impercettibili verit finali.
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Nel momento in cui sciogliamo i legami con il mondo materiale e contemporaneamente entriamo in comunione con il regno divino, abbiamo l'opportunit di ricevere insegnamenti dalla realt fuori di noi. Capiamo allora cosa  una vita con scopo e significato vissuta giorno per giorno. Non ha niente a che fare con l'ego.
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Lao-Tzu conosceva questa verit duemilacinquecento anni fa, e Ges ce l'ha ricordata cinquecento anni dopo con la divulgazione del Nuovo Testamento: una vita piena di Significato esalta la perfezione di noi stessi e della natura - noi siamo in armonia con ogni essere e cosa intorno a noi. Eppure questa condizione di armonia non pu essere raggiunta quando aderiamo alle richieste dell'ego. Per poter cominciare una vita di Spirito e scopo, dobbiamo rinunciare alla nostra vita.  un concetto che l'ego prover a schernire, lavorando incessantemente per convincerci che rischiamo conseguenze disastrose.
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L'io autentico si domanda: Come posso essere utile? L'atteggiamento dell'ego, al contrario, : Ancora, ancora, ancora - voglio di pi, non sono mai soddisfatto. Quando aderiamo alle pretese dell'ego, l'universo ci mette di fronte a esperienze che si oppongono all'energia dell'Ancora, ancora, ancora. Potrebbe non sembrare ovvio, a prima vista, ma, se ci facciamo caso, risulta evidente che quel tipo di energia provoca pressione, ansiet e stress. Perch? Perch allinearsi con l'ego significa che abbiamo scelto di vivere in un contesto che esige. Infatti non abbiamo capito che abbiamo facolt di scegliere di utilizzare le nostre energie per i nostri ideali autentici e di vivere in un contesto che non esige. La legge di attrazione  valida nei due sensi!
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Pi noi pretendiamo dall'universo pi l'universo pretende da noi. Pi noi doniamo pi ci viene donato.  un semplicissimo fatto di energia attitudinale generata al nostro interno. Pensare costantemente che ci necessita di pi attira contro di noi un'energia povera. Quando invece formuliamo abitualmente pensieri generosi, richiamiamo l'energia che restituisce. Citando ancora Lao-Tzu:
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 assolutamente nelle tue possibilit raggiungere l'immortalit, e provare gioia e libert assolute in eterno. L'esercizio della virt che non discrimina  il mezzo per questo scopo. Praticando la bont e l'altruismo, allinerai naturalmente la tua vita con la Via assoluta.
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Il Cambiamento  l'interpretazione contemporanea di questo antico insegnamento. Spero di riuscire a convincervi che il Significato non si raggiunge attraverso l'ego e le sue regole egoiste, ma attraverso quella parte di voi altruista. Nei versi riportati Lao-Tzu parla di praticare la virt che non discrimina -  questo il sentiero verso la libert e la gioia che caratterizza una vita con scopo.
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LE QUATTRO VIRT CARDINALI CHE COSTITUISCONO LA NOSTRA NATURA ORIGINARIA.
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In un libro che amo molto, Hua Hu Ching: gli insegnamenti sconosciuti di Lao-Tzu di Brian Walker, si fa riferimento alle quattro virt che Lao-Tzu indica come fondamentali della nostra natura originaria. Virt che  necessario esercitare se vogliamo conoscere la verit del nostro universo e vivere una vita di Significato quando ancora disponiamo del nostro corpo.
Sebbene Brian Walker abbia svolto nel suo libro un lavoro eccellente, vorrei approfondire il discorso su queste virt, esaminandole una alla volta, con una spiegazione dettagliata:
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1. Venerazione verso la vita.
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Cominciamo la vita esattamente cos, ma in seguito consentiamo all'ego di tenerci impegnati con la complessit. Le sue pretese allontanano dalle nostre giornate la gioia - la ricerca assidua di arrivare da qualche parte o di acquisire dell'altro  un'impresa spossante. Alla fine, desiderando il Significato, ritorniamo al luogo della nostra natura originaria. Direi che proprio questo ritorno ha suggerito a Voltaire la seguente osservazione: Si comincia sempre con la semplicit, poi arriva la complessit, e per un'illuminazione dall'alto alla fine ci si converte di nuovo alla semplicit.  questo il percorso dell'intelligenza umana.
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Quando facciamo ritorno al nostro Da dove, siamo stimolati da una sensazione di meraviglia. Accogliamo il mistero, anzich respingerlo, e proviamo un rinnovato piacere anche nell'attivit pi semplice. Non pretendiamo pi che gli altri siano diversi da quello che sono. Nella fase della vita che aspira al Significato rimuoviamo le complessit che l'ego ci ha
rovesciato addosso e la venerazione che proviamo  spesso una sensazione euforizzante di quello stesso timore reverenziale che percepiamo nella natura. C' un piacere mai provato nell'ascoltare l'ululato del vento, nell'osservare un uragano scatenarsi, e nel contemplare api e farfalle svolgere il loro lavoro di impollinazione dei fiori.
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La prima virt cardinale si manifesta come amore e rispetto incondizionati verso noi stessi e gli altri esseri. Quando tutto nella vita diviene per noi oggetto di venerazione, il desiderio di interferire, dominare o controllare gli altri non sussiste pi. Siamo in sintonia con le dolci parole del poeta Robert Frost: Amiamo le cose che amiamo per quello che sono. Quando pratichiamo questa prima virt cardinale, non chiediamo alla gente (o a ogni altro essere) di vivere assecondando le nostre aspettative, come invece  abitudine dell'ego.
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Ci sono due modi di costruire l'edificio pi alto della citt: uno  il sistema dell'ego, che demolisce gli altri edifici finch il suo risulta il pi alto. Con questo metodo per si innesca un conflitto permanente. Alla gente non piace veder demolire o danneggiare quello che ha realizzato! La prima risposta  rabbia; cui segue la violenza, che provoca a sua volta una reazione violenta; e in breve dilaga una guerra a tutto campo.  questo il comportamento dell'ego - nessun rispetto o amore per le imprese degli altri, soltanto l'impulso a competere per uscire vittorioso e affermare la propria superiorit. Di fatto, l'ego  sempre all'erta a controllare che nessuno sia cos temerario da provare a scalzarlo.
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Il secondo modo per avere l'edificio pi alto della citt  quello dello Spirito, che propone di sostituire l'Ambizione con il Significato.  il metodo che esorta a mettere tutta la propria energia nella costruzione dell'edificio, rispettando gli sforzi che gli altri compiono nell'impresa analoga. Quando mettiamo in atto la prima virt cardinale, sperimentiamo la pace con il mondo e con noi stessi. Nella fase della vita segnata dal Significato, sostituiamo la lotta con una vita piena - una vita che si lascia abitare dal grande Tao.
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2. Sincerit autentica.
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La seconda virt cardinale parla di onest nella nostra vita di tutti i giorni. Questo non significa che dovremo necessariamente astenerci dall'infrangere le regole; quanto piuttosto che siamo indirizzati a vivere con gioia un'esistenza contraddistinta dall'autenticit.

Durante la fase dell'Ambizione, governata dall'ego, a condurre il gioco  il nostro falso io. In quel periodo l'opinione che abbiamo di noi stessi si alimenta del principio di accumulare, realizzare, ottenere consenso, aumentare il distacco per far risaltare la nostra superiorit.  impossibile comportarci con spontanea sincerit se siamo impegnati a essere persone diverse da quelle che in realt siamo, e questo  esattamente ci che accade quando ad avere il controllo della situazione  l'ego. Come dice William Shakespeare nell'Amleto: Dio t'ha dato una faccia, e tu ti mascheri.
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Se accettiamo di alterare la nostra faccia per assomigliare all'immagine che ci impone l'ego, perdiamo la capacit di un comportamento autenticamente sincero. Qualit che invece emerge quando vi aprite agli altri, senza timori o preoccupazioni per come sarete percepiti. Con le vostre parole e il vostro comportamento inviate un messaggio semplice e chiaro: Questo sono io. Sono venuto al mondo con una voce interna che mi spinge ad assecondare il mio destino, una voce che non sar mai ridotta al silenzio.
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Riporto adesso un'affermazione stimolante, attribuita allo scrittore per ragazzi Dr. Seuss, che sottolinea il significato della seconda virt cardinale: Sii chi tu sei e di' cosa senti, perch colui che si preoccupa non  importante, e colui che  importante non si preoccupa.  proprio cos - chi  importante non si preoccuper della vostra sincerit spontanea. Invece apprezzer fino in fondo la vostra piena adesione al senso di scopo e la vostra vita ricca di significato. Perch  suo desiderio che voi proviate la gioia di esplorare per migliorare voi stessi, piuttosto che battervi per raggiungere qualche posto o diventare qualcuno diverso da quello che siete.
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Mi capita spesso di parlare con persone che sono penosamente fuori sincronia con la loro natura originaria. Descrivono infelicit e frustrazione per il lavoro, perch detestano gli abiti e le cravatte che sono costretti a indossare, gli orari che sono chiamati a rispettare e i colleghi con cui devono collaborare. In generale questi individui vivono basandosi su presupposti non sinceri, lasciandosi indirizzare da fattori che ritengono erroneamente distintivi. Certo, alla domanda se pensano di essere sinceri, asseriscono di s con convinzione. Ma la verit  che le loro vite sono spesso prive di Significato, e non sentono l'impulso a realizzare il dharma, compito per cui sono qui.
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Invito sempre uomini e donne che si trovano in situazioni analoghe a meditare su questa sentenza di Thoreau, che incoraggia la sincerit autentica: Se una persona va incontro ai suoi sogni fiduciosa, e prova a vivere la vita che ha immaginato, incontrer un successo inatteso.
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Non chiedetevi di cosa ha bisogno il mondo; non chiedetevi cosa pensano gli altri che voi dobbiate fare della vostra vita. Chiedetevi invece cosa vi rende vivi - perch, pi di qualsiasi altra cosa, quello di cui il mondo ha bisogno sono uomini e donne pieni di vita. Il mondo ha bisogno della sincerit spontanea di persone che vivono le loro passioni in una maniera che consente anche agli altri di vivere meglio. Essere autentici significa questo... e questo, a mio avviso,  ci che Lao-Tzu intendeva quando definiva questa seconda virt cardinale della sincerit autentica come onest e determinazione a essere fedele al pi vero e autentico s.
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3. Bont.
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La terza virt cardinale per vivere su un presupposto di Significato consiste nella gentilezza e nella considerazione degli altri. Come adesso sapete, non  esattamente questo il comportamento dell'ego. Il falso io  costantemente alla ricerca di prede su cui esercitare la sua forza, perch si sente separato. Si sente minacciato dalla natura competitiva di coloro con cui si relaziona, da qui l'esigenza di esercitare la forza - la conseguenza, ovviamente,  l'inevitabile reazione che esplode
quando due ego si scontrano.
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Il nostro io superiore non si sente minacciato dagli altri perch non contempla il concetto di separazione. Se non ci sentiamo separati, il nostro desiderio di una vita ricca di scopo nutre un senso di comunione con tutti gli altri esseri. Questo sentimento di coesione scorre in direzione della piet; alla fine ci protendiamo verso il mondo con bont, umilt e gentilezza perch siamo ritornati alla nostra natura originaria. Nelle parole di Martin Luther King: Siamo tutti inevitabilmente collegati da una rete di mutualit; uniti dal manto unico del destino. Il fatto che riguarda direttamente uno di noi indirettamente riguarda tutti.
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Non avremo esperienza del Significato fino a quando ci concentreremo sulla violenza. La volont di conquistare e prevaricare il prossimo, incuranti delle ragioni, ci impedisce di applicare la bont insita nella nostra natura originaria. Come ci ammonisce il Tao Te Ching:
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Le armi sono fatte per distruggere, la saggezza deve respingerle.
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Per armi non si intendono soltanto gli strumenti che danno la morte; possono essere anche le parole e le azioni a cui ricorriamo. Per vivere una vita intrisa di significato  importante il ruolo della bont, in grado di condurci verso l'unicit. Sia Lao-Tzu che Ges hanno rilevato quanta ostilit esiste tra le persone e tra le comunit e ci hanno invitato a seguire la nostra natura superiore, se nella vita cerchiamo il Significato e lo scopo.
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Quante persone sono perite a causa della disumanit dell'uomo verso l'uomo, cio dell'opera del falso io? E per quale ragione? Molti innocenti sono stati massacrati negli antichi villaggi per mano di chi voleva appropriarsi della terra, occupare la sommit del colle, impadronirsi del regno. Uno sguardo alla storia rivela secoli di violenza, che nel ventesimo secolo ha raggiunto il massimo di efferatezza. A che punto siamo oggi? Abbiamo finalmente trovato la maniera di convivere, come ci implora di fare la natura superiore? Fabbrichiamo armi e le ammassiamo dentro bunker e sommergibili, con il potenziale di distruggere la vita sul pianeta per secoli a venire. Questa follia  la conseguenza del fatto che troppi tra noi agiscono esclusivamente su indicazione del loro ego.
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Dobbiamo attuare il cambiamento, abbandonando le perverse ambizioni dell'ego per un'esistenza che sia per tutti noi sul pianeta Terra pi ricca di significato. Se operiamo la svolta e, rifiutando la violenza, elargiamo gentilezza e bont, sentiremo la trasformazione divenire realt. Capiremo di essere finalmente a casa, penseremo e agiremo come la nostra Sorgente dell'essere. Percepiremo lo scopo autentico. Proveremo la gioiosa autenticit di una vita colma di Significato.
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4. Carit.
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La quarta virt cardinale ci rivela che, nel nostro percorso di ricerca di significato esistenziale, possiamo contare su un aiuto costante. Abbandoniamo l'Ambizione che ci ha imposto l'ego e viviamo la pace di una vita autentica. La carit si manifesta nell'aiuto che offriamo agli altri senza aspettative di ricompense e nemmeno di un grazie -  la componente sublimata della consapevolezza che la vita ha uno scopo.  la via infallibile per imparare a pensare come pensa Dio, intento che era la ragione principale che spingeva Albert Einstein a indagare sul mistero della creazione. Quando riconosciamo la divinit che  in noi, in quanto manifestazioni individualizzate di Dio, ci sentiamo molto pi motivati a capire come agisce l'energia creatrice.
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Cosa fa Dio con le Sue mani? Chiede un trattamento speciale? Domanda aiuto? Si aspetta la nostra gratitudine? Accaparra cose per Se stesso? Si preoccupa di come  giudicato il Suo lavoro? Queste domande sono mutuate dal falso io, domande per rispondere alle quali inventiamo miti e storie. Eppure c' una sola risposta a domande cos retoriche: La sola cosa che Dio fa con le Sue mani  donare, creare, e continuare a offrire. Non c' altro.
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La quarta virt cardinale ci dice che la nostra natura originaria - e lo scopo della vita -  paragonabile al sole. Se chiedessimo al sole perch continua a donare la luce, la sua risposta sarebbe sicuramente di questo tenore: Perch  la mia natura. Allo stesso modo, la sola cosa che possiamo fare con la vita  donarla. Qualsiasi altra azione finalizzata a conquiste e vantaggi non significa niente se siamo tenaci nella nostra condizione di esseri spirituali che stanno vivendo l'esperienza umana. Noi non attiriamo ci che vogliamo; noi attiriamo ci che siamo.
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La preghiera di san Francesco d'Assisi dice chiaramente che  nel dare che riceviamo. L'atto del donare ci allinea al modo di agire della Sorgente dell'essere; quindi l'universo ci offre esperienze che collimano con la natura caritatevole del donare.
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Poco fa ho descritto come l'universo ci restituisce la stessa vibrante energia che noi emettiamo. Come posso rendermi utile?:  in questa domanda l'energia caritatevole che noi diffondiamo - e riceviamo di rimando. Noi capiamo la bellezza di un simile approccio alla vita, non nelle cose che attiriamo, ma in un meraviglioso senso di contentezza che subentra alle ambizioni pretese dall'ego. Stiamo vivendo il Significato della vita. Ricorrendo ancora a Shakespeare, amo questi versi nell'Enrico Settimo, parte terza:
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La corona  nel mio cuore, non sulla testa; non ricoperta di diamanti e di pietre dell'India, non da vedersi: la mia corona si chiama Contentezza -  una corona che raramente un re si gode.
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Uno dei miei eroi personali  Madre Teresa, che ha passato gli ultimi anni della sua vita insegnando e aiutando il prossimo. Una volta disse:
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L'amore non pu rimanere chiuso in se stesso - non avrebbe significato. L'amore deve essere messo nell'azione, e quell'azione  carit.
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Queste parole sono state per me fonte di ispirazione e mi hanno aiutato a compiere la svolta dalle Ambizioni del mio ego a una vita plasmata sull'aiuto da offrire al prossimo.
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Oggi la mia vita  quasi interamente dedicata, in un modo o nell'altro, all'assistenza. Ogni mia giornata si apre con una preghiera che inizia con la parola Grazie, pronunciata appena mi sveglio. Mi stimola a mantenere vivo in me il sentimento di gratitudine per tutto ci che ricevo, e per l'opportunit di vivere i miei giorni assistendo il prossimo. Come aveva declamato Rumi: Se dici una sola preghiera al giorno, fa' che sia Grazie'.
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Durante la giornata, faccio in modo di essere utile a qualcuno. Poich ricevo una grande quantit di posta, capita che rispondo inviando una copia del libro o del DVD del Cambiamento, o altri CD - qualcosa che ritengo possa portare un po' di luce nella vita di una persona a me completamente sconosciuta, in qualche parte del mondo. Mentre incollo il francobollo, provo grande gioia perch penso che un pacchetto a sorpresa porter a uno sconosciuto il  messaggio d'amore che ci sono persone che si preoccupano di lui, e che io sono uno di loro.
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Telefono a chi sta soffrendo per la perdita di una persona cara o perch  ricoverato in ospedale. Altre volte metto dei soldi in una busta per coloro che danno una mano nella mia comunit. Se durante una trasferta soggiorno in albergo, vado a cercare le cameriere che, in assoluto anonimato, mi hanno accudito e faccio loro l'inatteso regalo di una somma di denaro. Riferisco tutto questo non per vanto, ma per offrirvi esempi di come la svolta al Significato influenzi la vita pratica.
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Sono infiniti i modi del donare. Non conta cosa facciamo, ma il fatto di sostituire l'attenzione per noi stessi con l'attenzione per gli altri. Dobbiamo mettere in atto una sincera umilt, cercare le persone da aiutare, tenere a bada l'ego... e fare tutto ci senza aspettarci alcun riconoscimento. Oggi sono molto pi minimalista di quanto lo fossi quando la mia vita era dominata dai desideri e dalle pretese dell'ego. Adesso provo una grande soddisfazione nel ridurre all'essenziale la raccolta di cose.
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Controllo spesso gli armadi, la libreria, i miei effetti personali e faccio regali, senza aspettarmi nessun grazie. Non mi circondo di lusso; anzi mi sento veramente a mio agio solo se l'ambiente intorno a me  sobrio. Come ho gi ricordato, non lascio passare neanche un giorno senza portare aiuto al mio prossimo. Per strano che possa sembrare, pi dono - e pi spendo tempo, energie e denaro per aiutare il prossimo - e pi ricevo. Ed  un circolo virtuoso, perch affrancato dall'attaccamento dell'ego alle cose materiali e alla ricchezza, pi ricevo e pi sono in grado di donare.
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Nonostante questo, non smetto di ricordare a me stesso la quarta virt cardinale, perch l'ego  tenace e non  disposto a ritirarsi di buon grado. Di tanto in tanto si riaffaccia, incitandomi a pensare prima di tutto a me stesso, ad accaparrare quello che capita, a pretendere particolari ringraziamenti e manifestazioni esagerate di gratitudine per la mia magnanimit. Sobilla che non posso permettermi di aiutare la gente come faccio, di compiere per il prossimo le azioni che mi suggerisce il mio io spirituale.
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L'ego insinua: Non  il caso che tu sia cos prodigo, Wayne. Hai lavorato duro per raggiungere quello che hai. Non devi elargire una mancia tanto generosa all'inserviente che pulisce i bagni in albergo - un dollaro o due sono sufficienti. Tirati indietro e pensa soprattutto a te stesso. Messaggi di questo tenore inviati dall'ego sono molto frequenti. A volte immagino di chiudere il mio ego in una scatola, di sigillarla e poi sedermici sopra per essere sicuro che non spunti fuori di nuovo per distrarmi dal mio impegno di una vita di significato, realizzata seguendo l'insegnamento di Madre Teresa, che voglio citare ancora: L'amore deve essere messo nell'azione, e quell'azione  carit. Ricordo a me stesso che l'amore  vuoto di significato se rimane solitario ed egoistico.
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Mi viene in mente Ram Dass, che mi aveva confessato che i momenti pi autentici e significativi della sua vita erano stati gli anni dedicati alla cura della madre, del padre, della matrigna, e anche di persone ammalate di AIDS e di cancro. Portava il padre dal letto al bagno, lo lavava e gli dava sollievo, senza sentire il peso di quelle incombenze. Anzi, il mio amico le considerava l'occasione migliore della sua vita. Dedicarsi alla cura del prossimo gli aveva permesso di afferrare il vero significato sottinteso nell'esortazione di Lao-Tzu di seguire la quarta virt cardinale.
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Tutti noi possiamo mettere in pratica uno stile di vita improntato all'altruismo disinteressato, semplicemente esercitando una sincera umilt.  questa una delle componenti fondamentali delle persone con un alto grado di spiritualit. Osservate come agisce la natura: l'oceano  a un livello pi basso eppure racchiude una forza incredibile. Succede perch raccoglie il flusso di ogni corso d'acqua, grande o piccolo. Come ci ricorda il Tao Te Ching:
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Perch il mare  il re di cento ruscelli? Perch sta a un livello pi basso. Quindi chi desidera una posizione al di sopra degli altri deve essere umile.
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Quando sono carichi di frutti gli alberi si piegano, le nuvole si abbassano attraverso la pioggia benefica, e i leader di animo nobile si inchinano con grazia.  questa la via di Significato e scopo. Con l'esercizio di una sincera umilt, inviamo all'ego un messaggio chiaro sulle nostre intenzioni di mettere Significato e scopo al centro della nostra vita e di seguire le quattro virt cardinali:
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Le quattro virt non sono un dogma esterno ma sono parte della vostra natura originaria. Quando sono messe in atto alimentano la saggezza e favoriscono i cinque doni: salute, ricchezza, felicit, longevit e pace. Sono questi i tratti che contraddistinguono le persone che hanno superato il falso io e vivono un'esistenza ricca di Significato. Non sono angosciate da domande del genere E se la mia vita fosse stata sbagliata? Hanno compiuto il passaggio al livello superiore.
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PASSARE DALL'AMBIZIONE AL SIGNIFICATO.
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C' un bellissimo proverbio turco che dice: Non importa quanto ti sei spinto avanti sulla strada sbagliata, torna indietro. Non lasciamoci condizionare se abbiamo concesso a noi stessi di seguire la via del falso io per lungo tempo. Quando ci rendiamo conto che quella via non ci sta portando verso un senso di scopo e significato, dobbiamo ammettere di essere sul sentiero sbagliato. La consapevolezza che la nostra vita  priva di Significato  un'evidenza pi che sufficiente per decidere che  arrivata l'ora di invertire la rotta.
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Ecco tre dei passi pi importanti da osservare per affrontare il cambiamento verso una vita ricca di Significato e scopo: Cambiare l'arroganza in umilt. Si tratta di un cambiamento radicale dall'abituale schema di pensiero dell'ego, che sostiene che abbiamo il diritto a pretendere senza preoccuparci degli effetti sugli altri esseri del pianeta. La realt  che non abbiamo diritto a niente. Eppure la presunzione egoistica ci mantiene in uno stato permanente di frustrazione. Un tale atteggiamento mentale provoca una collera generalizzata contro il mondo e gran parte dei suoi abitanti.
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Essere convinti del proprio diritto a pretendere  un atteggiamento irritante, che crea frizione. Denota insensibilit, presunzione, egocentrismo. I consigli che impartiamo ai bambini viziati e dominati dall'ego sono preziosi anche per noi, quando ci troviamo intrappolati nella morsa dell'ego. Suggerimenti quali Pensa anche agli altri oltre che a te stesso, Condividi i tuoi giocattoli, Comportati con gli altri come vorresti che gli altri si comportassero con te valgono anche per noi quando affrontiamo il percorso dall'Ambizione al Significato.  arrivato il momento di abbandonare l'idea puerile che il mondo sia nostra propriet privata. La celebre frase del presidente John F. Kennedy Non chiedetevi cosa il Paese pu fare per voi - chiedetevi cosa voi potete fare per il Paese  un'incitazione stimolante a un cambiamento collettivo, dalla pretesa di avere diritto a qualcosa a un atteggiamento di umilt per vivere da una posizione che condivide la realizzazione divina anzich da una egocentrica.
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Scegliere l'umilt non vuol dire mettersi in una posizione di inferiorit e debolezza. L'umilt  la strada per soccorrere, alimentando il senso di scopo che conferisce pienezza alle nostre vite. Quando ci rendiamo conto che abbiamo assunto un atteggiamento di arrogante pretesa verso qualcosa, possiamo rammentare a noi stessi che siamo sulla cattiva strada. Quindi possiamo trovare il modo di ritornare all'umilt e recuperare il sentiero che va incontro al Significato.
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La domanda Posso volere per qualcun altro pi di ci che mi sento in diritto di avere io? ci pu aiutare ad arginare l'atteggiamento prepotente, fosse anche per un momento solo. Lo scopo fiorisce nella pratica di una sincera umilt; non la nutrono i pensieri arroganti di chi si crede in diritto. Cambiare il Controllo in Fiducia. Se ci analizziamo con onest, possiamo ammettere tutti che siamo a conoscenza che a controllare e dirigere la nostra vita  l'ego, che cerca con tutti i mezzi di avere anche il controllo sugli altri. Siano essi familiari, amici, collaboratori, addirittura estranei,  prassi costante dell'ego provare a estromettere Dio e assumere il ruolo di padrone manipolatore. Ma quando abbiamo imboccato la strada del cambiamento ci rendiamo conto di quanto sia inutile cercare di controllare ogni individuo e ogni situazione. Comprendiamo che il bisogno di interferire  l'esaltazione da potere del nostro falso io.
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C' stato un momento nella mia vita, per esempio, che sentivo il bisogno di controllare la direzione che prendevano le discussioni in societ. Ma dopo il cambiamento dal controllo alla fiducia io seguo con distacco la piega che prende una discussione e non controbatto alle opinioni espresse. Mi piace starmene seduto in disparte a osservare, pur notando che molti assumono il ruolo assegnato dal loro falso io. Sorrido dentro di me di fronte ad alcune scelte dei miei figli, anche se non le condivido. La svolta dall'autorit alla fiducia ha accresciuto in me la non-interferenza.
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Al di l dei miei rapporti personali con amici e familiari,  su un piano assai pi ampio che io concedo di pi la fiducia ed esercito meno l'autorit. Nel mio cuore io so che  Dio che scrive i libri, tiene le conferenze e costruisce i ponti. Quando la fiducia sostituisce il controllo, viene meno la tentazione di respingere Dio. Tutto ci che ho visto mi insegna ad avere fiducia nel Creatore anche per tutto ci che non ho visto sono parole di Ralph Waldo Emerson, ma potrebbero essere state
pronunciate da me, tanto  forte l'adesione con cui le condivido. Io nutro un'assoluta fiducia nella saggezza dell'universo e della sua Sorgente creatrice.
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 con fiducia che dobbiamo accogliere la nostra saggezza. Ricordiamo che veniamo dalla stessa Sorgente e quindi assomigliamo alla nostra matrice. Possiamo lasciarci guidare dalla Sorgente fiduciosi, anzich mandare tutto a rotoli per seguire le pretese dell'ego di autostima e senso di superiorit. La fiducia ci consente di ascoltare anzich prevaricare. Saper ascoltare ci permette di starcene comodamente rilassati, consci che la Sorgente che tutto crea  all'opera al posto del nostro piccolo, insignificante ego. Passare dal controllo alla fiducia  fondamentale per la nostra vita.
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Personalmente, ho trovato la strada che mi indicava di seguire il richiamo della mia anima quando ho prestato ascolto a una voce dentro di me, anzich ai richiami dell'ego che mi spronava a capitalizzare il mio successo scrivendo libri per fare ancora soldi. Assecondando con fiducia il mio fermento interno, sono riuscito a realizzare un grande cambiamento nella mia vita, smettendo di scrivere libri di psicologia e iniziando a scrivere libri di crescita spirituale. L'allontanamento
dall'Ambizione dell'ego, che pretendeva di avere il controllo sulla mia attivit di scrittore e conferenziere, mi ha condotto sulla via del Significato.
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Una volta liberi dal controllo dell'ego in cosa dovete riporre la vostra fiducia? Sono tre i segnali che indicano la corretta via: fiducia in se stessi, fiducia negli altri e fiducia nella Sorgente dell'essere.
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Ecco per ognuno una breve presentazione:
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1. Credere in se stessi. Significa ascoltare la voce della propria anima, in qualunque modo echeggi. L'intuizione  generalmente un indizio affidabile, comunque si manifesti a livello individuale. Il Mahatma Gandhi cos spiegava la sua percezione: Cos' la Verit? Una domanda difficile; per quanto mi riguarda l'ho risolta dicendo che  ci che vi dice la voce dentro di voi'.
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2. Credere negli altri. Significa interferire il meno possibile. Ognuno di noi dentro di s ha l'universo; se credete negli altri non vi sentirete pi in obbligo di interferire. Ecco le parole di Lao-Tzu nel Tao Te Ching:
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Voi credete di poter governare l'universo e migliorarlo? Io non credo che ci sia possibile. Ogni cosa (e ogni persona) sotto il cielo  un vaso sacro e non pu essere controllato. Cercare di controllarlo porta alla rovina. Cercare di afferrarlo  perso.
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3. Credere nella Sorgente dell'essere. Significa credere nel mistero della creazione. La Sorgente universale del creato, per quanto invisibile, vi guida cos come ha guidato il vostro sviluppo nel grembo materno. Credere nell'intelligenza divina apre la strada che conduce al Significato. Cambiare dall'accanimento alla leggerezza. Forse la lezione pi importante del mio
insegnamento ruota intorno alla formula lasciar perdere e accogliere Dio. L'ostinazione pi radicata nella maggior parte di noi, quando siamo nel mattino della vita,  la pretesa di aver ragione a tutti i costi! Non c' niente che l'ego ami di pi.
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Penso che non ci sia nessuno, tra i lettori di questo libro, a cui non sia capitato qualche volta di affrontare discussioni su argomenti banali, poi degenerate in alterchi e manifestazioni d'ira. Per nessun altro motivo che il bisogno, il desiderio di avere ragione! Ora possiamo guardare indietro con malinconico divertimento, capendo che il timore di avere torto era cos forte che l'opinione di un'altra persona potesse stimolare un simile involontario sentimento. L'imperativo dell'ego era pretendere di aver ragione, a qualsiasi costo, un manipolatore abilissimo che riusciva a distrarci dal nostro scopo autentico. Abbandonare l'accanimento di voler aver ragione  un esercizio piuttosto semplice.
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La scelta di lasciarsi andare e accogliere Dio, nella ricerca di estirpare l'accanimento di aver ragione,  semplificata in poche parole: Su questo hai ragione. Per ricorda che ora bont e sincerit si impongono per contrastare sarcasmo e inganno. Quelle quattro parole apriranno gradualmente la porta d'accesso che, attraverso il lasciarsi andare e accogliere Dio, conduce a un'esperienza di vita pi significativa.
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Un altro modo semplice per spezzare l'accanimento  mettere ordine in garage, in dispensa, nel guardaroba. Liberatevi dei beni materiali e abituatevi all'idea di staccarvene. Se negli ultimi dodici mesi sono rimasti inutilizzati vanno rimossi. Possiamo allenarci a essere uno di quelli descritti da Joel Goldsmith nel libro Una parentesi d'eternit: vivere una vita mistica: Ci sono poi quelli che raggiungono uno stadio in cui si rendono conto della futilit del loro costante affannarsi e lottare per cose che deperiscono, cose che dopo essere state conquistate divengono ombre.  in questo stadio che alcune persone passano dalla ricerca di cose nel mondo esterno alla ricerca interiore di Dio.
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Lo stress maggiore deriva dalla tenacia con cui continuiamo a batterci per avere di pi, a causa dell'ego che ostinatamente rifiuta di convincersi che non abbiamo bisogno di cose. Quando mettiamo in atto il cambiamento, il condizionamento dell'ego si attenua. Mettiamo la leggerezza al posto dell'accanimento. Rincorrere e competere - e poi attaccarsi a ci che abbiamo rincorso - sono fonte di un'ansia che l'Ambizione rinvigorisce, ma non soddisfa il bisogno di Significato della nostra anima.
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Tutto ci che perseguiamo non fa altro che allontanarci dalla nostra natura originaria. Tutti i nostri possessi sono destinati a perire. Sono ombre, come ha detto Goldsmith. Quando ci incamminiamo nella direzione del nostro io autentico, tutti i cambiamenti descritti in questo capitolo sul Significato diventano per noi modi d'essere naturali. Il nuovo comportamento ci fa sentire bene, ci rendiamo conto che le pretese egoistiche a cui avevamo permesso di dominare la nostra esistenza non sono pi tollerabili. Il Significato ha preso il sopravvento sull'Ambizione dell'ego. Vivere secondo le quattro virt cardinali e attuare il cambiamento verso l'umilt, la fiducia, e il lasciarsi andare fanno stare bene perch sono il riavvicinamento alla natura originaria. Una vita di Significato , alla lettera, solo un pensiero avviato.
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Chiuder con le parole di Laurens van der Post che narra l'aneddoto del Boscimane africano e dei due tipi di fame, che si relaziona molto bene con il Significato e lo scopo nelle nostre vite.  lo stesso racconto che apre l'Introduzione di questo libro. Per me  un racconto notevolmente simbolico, su molti piani. Rileggetelo nello spirito del Cambiamento, consapevoli del fatto che ognuno di noi  responsabile del Significato che trova nella sua vita:
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Il Boscimane nel deserto del Kalahari parla di due tipi di fame: c' la Grande fame e c' la Piccola fame. La Piccola fame vuole cibo per la pancia; ma la Grande fame, la pi grande di tutte,  la fame di significato... C' una cosa sola che rende gli esseri umani profondamente e intensamente tristi, ed  essere costretti ad accettare una vita senza significato...
Non c' niente di male nel cercare la felicit... Ma conforto maggiore per l'anima...  qualcosa di pi grande della felicit o dell'infelicit, ed  il significato. Perch il significato glorifica tutto... Se ci che fai ha per te significato,  irrilevante che tu sia felice o infelice. Sei appagato - non sei solo nella tua anima -, tu appartieni.
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(Sir Laurens van der Post, da Hasten Slowly, un film di Mickey Lemle).
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Le citazioni del Tao Te Ching sono tratte da edizioni in pubblico dominio o dalla mia interpretazione dell'antico testo sacro ...
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Note.
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1. Ringrazio Mickey Lemle per aver autorizzato le citazioni da Hasten Slowly: The Journey of Sir Laurens van der Post. Il suo sito : www.lemlepictures.com.
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2.  Tutte le citazioni dalla Bibbia sono tratte dalla Bibbia C.E.I. di Gerusalemme. (N.d.T.)
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3.  In Pat Rodegast, Il libro di Emmanuel: un manuale per vivere confortevolmente nel cosmo, Crisalide, 1994.
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4.  David, Chad, Joe, Quinn e Jason sono tra i protagonisti del film The Shift, ambientato in un resort della costa californiana. http://www.dyermovie.com/ (N.d.T.)
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5.  Citazione autorizzata dalla Elisabeth Kbler-Ross Foundation.
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6.  Il termine serendipity, o serendipit, indica la sensazione che si prova nel trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra. (N.d.T.)
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FINE.
